Biometano, cambia il peso dei costi di allaccio: Arera avvia la nuova fase della riforma

La connessione alla rete del gas resta uno dei nodi più delicati per lo sviluppo del biometano. Con un nuovo intervento regolatorio, Arera prova ora a tradurre la riforma legislativa in criteri operativi più chiari.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli. 

L’obiettivo è sbloccare gli investimenti, accelerare gli impianti e accompagnare la crescita del biometano verso i target nazionali al 2030

Lo sviluppo del biometano in Italia passa sempre più da una questione concreta e spesso poco visibile al grande pubblico: la possibilità di collegare in tempi ragionevoli i nuovi impianti alla rete del gas.

Negli ultimi anni, infatti, uno dei principali ostacoli alla realizzazione dei progetti non è stato soltanto l’iter autorizzativo o la sostenibilità economica degli investimenti, ma anche il peso dei costi e la complessità tecnica delle connessioni.

È proprio su questo fronte che si inserisce il nuovo intervento di Arera, chiamata a dare attuazione alle disposizioni introdotte dal legislatore con la legge di bilancio.

L’Autorità ha infatti avviato il procedimento che dovrà tradurre la nuova impostazione normativa in regole applicative, ridefinendo la ripartizione degli oneri tra soggetti produttori e gestori delle infrastrutture gas.

Il punto centrale della riforma è chiaro: alleggerire il carico economico a carico di chi produce biometano, nella convinzione che questo possa accelerare la diffusione degli impianti e rendere più realistici gli obiettivi energetici nazionali.

La novità più rilevante riguarda la distribuzione dei costi di connessione.

Secondo il nuovo schema, il richiedente non dovrà più sostenere l’intero peso dell’allaccio, ma solo una quota del 30% dell’importo complessivo, mentre il restante 70% sarà posto in capo ai gestori delle reti di trasporto o distribuzione.

Si tratta di un cambio di prospettiva importante, perché modifica il tradizionale equilibrio economico dell’operazione e riconosce che il potenziamento della filiera del biometano ha una rilevanza generale, non limitata al singolo operatore.

Connessioni più trasparenti e rete più efficiente: Arera definisce i primi criteri operativi

La delibera 67/2026/R/gas, approvata da Arera l’11 marzo 2026, rappresenta il primo passaggio operativo di questa fase.

Nel provvedimento l’Autorità chiarisce, tra l’altro, che nei preventivi di connessione i gestori dovranno rendere evidente la quota effettivamente dovuta dal richiedente. Specificando quindi con chiarezza il meccanismo di riparto previsto dalla norma.

Anche questo aspetto, apparentemente tecnico, ha in realtà un valore pratico notevole. Infatti, per le imprese che stanno valutando investimenti nel settore, la trasparenza dei costi è una condizione essenziale per impostare piani industriali credibili e ottenere finanziamenti.

Non meno rilevante è l’attenzione riservata alle possibili soluzioni infrastrutturali alternative.

La delibera attribuisce infatti a Snam il compito di favorire la valutazione di opere di interconnessione tra reti distributive confinanti, soprattutto nei casi in cui gli impianti di produzione di biometano siano collocati in aree prossime a più gestori.

L’obiettivo è evitare duplicazioni, ridurre inefficienze e individuare il percorso tecnicamente più razionale per l’immissione del gas rinnovabile in rete. In altre parole, la riforma non punta solo a spostare il peso economico dei costi, ma anche a costruire un sistema più coordinato.

C’è poi un secondo capitolo, destinato ad avere un impatto altrettanto importante: quello relativo ai sistemi di misura e compressione. In questo caso la legge prevede un riconoscimento ancora più ampio, perché i costi dovrebbero essere coperti al 100%.

Arera ha aperto un procedimento specifico che dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2026. Nello specifico, definendo sia le modalità concrete di riconoscimento di questi costi, sia gli eventuali interventi regolatori necessari a contenerli.

Il tema non è secondario, perché misura e compressione sono elementi indispensabili per garantire l’immissione del biometano nella rete in condizioni compatibili con gli standard tecnici richiesti.

Copertura nazionale dei costi e obiettivi al 2030

La partita, quindi, non riguarda soltanto i singoli operatori, ma anche la collettività. Lo stesso procedimento dovrà infatti stabilire in che modo i costi che, per effetto delle nuove regole, verranno trasferiti sul sistema possano trovare una copertura su base nazionale.

È un passaggio delicato: sostenere lo sviluppo del biometano significa certamente favorire la transizione energetica, ma richiede anche una regolazione capace di bilanciare interesse generale, sostenibilità tariffaria ed efficienza degli investimenti.

Il senso di questo intervento emerge ancora meglio se lo si osserva nel quadro più ampio degli obiettivi italiani.

Il biometano viene considerato una leva strategica sia per la decarbonizzazione sia per la sicurezza energetica. Ciò poichè permette di valorizzare matrici organiche, sottoprodotti e rifiuti, trasformandoli in una risorsa compatibile con le infrastrutture esistenti del gas.

Proprio per questo il settore è stato incluso tra gli assi portanti del Pnrr, che ha destinato risorse significative alla realizzazione di nuovi impianti e al revamping di quelli esistenti.

Secondo il quadro richiamato nel dibattito di settore, la capacità produttiva nazionale oggi si colloca intorno agli 800 milioni di metri cubi annui. Tuttavia, il potenziale di crescita è molto più ampio.

Ai volumi già disponibili si potrebbero infatti aggiungere quelli derivanti dai circa 550 impianti finanziati nell’ambito del Pnrr.

Un’espansione di questa portata, però, rischierebbe di restare sulla carta se il sistema delle connessioni non venisse reso più fluido, più prevedibile e meno oneroso.

Il calendario, del resto, impone decisioni rapide. Entro giugno 2026 il GSE dovrà completare la sottoscrizione degli atti d’obbligo per l’erogazione degli incentivi alle imprese assegnatarie delle risorse.

Dopo la fase Pnrr, l’attenzione si sposterà inevitabilmente sul traguardo più ambizioso indicato dal Pniec. Il quale per il 2030 punta a una produzione di almeno 5,7 miliardi di metri cubi annui di biometano.

Per arrivare a quel livello non basteranno incentivi o semplificazioni autorizzative: servirà anche una rete capace di accogliere rapidamente i nuovi flussi di produzione.

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