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	<title>ambientale &#8211; WasteZero</title>
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	<description>Consulenze e corsi sulla gestione dei rifiuti</description>
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		<title>Impatti ambientali, sociali e inquinamento del fast fashion: dalla produzione allo smaltimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirco Mingarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come lo sfruttamento lavorativo e le discariche abusive alimentano la crisi globale della<br />
moda</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.wastezero.it/impatti-ambientali-sociali-inquinamento-fast-fashion/">Impatti ambientali, sociali e inquinamento del fast fashion: dalla produzione allo smaltimento</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.wastezero.it">WasteZero</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>fast fashion</strong>, diffuso globalmente, ha gravi conseguenze ambientali, sociali e a livello di inquinamento, dalla produzione in condizioni degradanti alla discarica dei capi invenduti. Ma cosa significa esattamente?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Inquinamento e sfruttamento lungo la catena di approvvigionamento: il fenomeno globale del fast fashion</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno del fast fashion, nato negli anni &#8217;90 e ormai diffuso in tutto il mondo, ha trasformato il settore della moda in un mercato basato sulla velocità e sulla convenienza a scapito dell&#8217;ambiente e dei <strong>diritti dei lavoratori.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa tendenza, incentivata dalle catene di abbigliamento che propongono collezioni a basso costo ispirate ai trend più recenti, è diventata una delle principali cause di <strong>inquinamento globale e di sfruttamento lavorativo,</strong> soprattutto nei paesi in via di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine &#8220;fast fashion&#8221; si riferisce a un modello produttivo che promuove la creazione continua di abiti economici e di <strong>bassa qualità</strong>, con cicli di produzione rapidi e brevi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio mira a soddisfare una domanda sempre più orientata verso il consumo veloce e l’usa e getta. Tuttavia, questa modalità ha un costo ambientale e umano elevato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gran parte della produzione di abbigliamento avviene in <strong>Asia</strong>, in paesi come il Bangladesh e la <strong>Cina,</strong> dove il rispetto delle normative ambientali e lavorative è spesso insufficiente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Bangladesh, in particolare, è uno dei principali centri di produzione di abbigliamento a livello mondiale, ma questo primato si accompagna a enormi problemi ambientali e sociali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le fabbriche, spesso denominate sweatshop, operano in condizioni di lavoro precarie, con salari bassi e turni massacranti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavoratori, tra cui molti bambini, sono esposti quotidianamente a <a href="https://www.wastezero.it/shein-vestiti-tossici-livelli-allarmanti-sostanze-nocive/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>sostanze chimiche tossiche</strong> </a>utilizzate per la produzione di tessuti, come coloranti e detergenti che vengono poi rilasciati nei fiumi e nei canali, contaminando le risorse idriche locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli esempi più eclatanti è il fiume <strong>Turag,</strong> vicino a Dhaka, in <a href="https://www.thedailystar.net/life-living/fashion-beauty/news/bangladeshs-fashion-pollution-wake-call-3626476" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Bangladesh</a>, che ha subito gravi danni ambientali a causa degli scarichi industriali delle fabbriche tessili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo livello di inquinamento ha conseguenze devastanti per le comunità locali, che dipendono dall&#8217;acqua per la loro sopravvivenza, sia per l&#8217;agricoltura che per l&#8217;uso quotidiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, la contaminazione dei fiumi contribuisce alla distruzione degli ecosistemi fluviali, portando all&#8217;estinzione di numerose specie acquatiche.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo sfruttamento lavorativo e i costi umani del fast fashion</h4>



<p class="wp-block-paragraph">In Cina, dove le condizioni lavorative sono relativamente più controllate rispetto ad altri paesi asiatici, il problema principale riguarda l&#8217;uso di sostanze chimiche pericolose nei <a href="https://www.wastezero.it/nuova-direttiva-cancerogeni-attuazione-nuovo-decreto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">processi produttivi. </a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un recente studio condotto da una rivista tedesca ha rilevato che molti capi venduti da grandi catene di fast fashion contenevano<strong> metalli pesanti e ftalati</strong>, sostanze altamente tossiche e vietate in gran parte dell&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sostanze possono provocare gravi problemi di salute sia ai lavoratori che ai consumatori finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre all&#8217;inquinamento ambientale, il fast fashion perpetua uno sfruttamento sistematico dei lavoratori. Le fabbriche, spesso situate in paesi con legislazioni lavorative deboli o inesistenti, offrono salari estremamente bassi e<strong> condizioni di lavoro disumane</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli operai, tra cui molte donne e bambini, sono costretti a lavorare per lunghe ore in ambienti pericolosi, senza protezioni adeguate contro le sostanze chimiche e i macchinari pesanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pressione per mantenere i costi di produzione bassi spinge le aziende a ignorare le condizioni di lavoro dei dipendenti, concentrandosi unicamente sul profitto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modello di business ha reso il fast fashion una delle industrie più redditizie al mondo, ma a un costo umano altissimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le storie di incidenti e violazioni dei diritti umani nelle fabbriche tessili sono numerose. Solo negli ultimi anni hanno iniziato a emergere con maggiore forza grazie alle campagne di sensibilizzazione globali.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il ciclo dei rifiuti e le discariche abusive</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle conseguenze più visibili del fast fashion è la creazione di <strong>enormi quantità di rifiuti tessili.</strong> I capi prodotti sono spesso di scarsa qualità e seguono tendenze di breve durata, il che significa che finiscono rapidamente tra i <a href="https://www.wastezero.it/responsabilita-ambientale-normativa-abbandono-rifiuti-urbani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rifiuti. </a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo problema è aggravato dalla sovrapproduzione: si stima che molte grandi catene arrivino a produrre fino al<strong> 40%</strong> in più di quanto richiesto dal mercato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I capi invenduti vengono spesso smaltiti in discariche illegali, contribuendo ulteriormente alla crisi ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio emblematico è il mercato di <strong>Kantamanto,</strong> ad Accra, in Ghana, il più grande mercato di abbigliamento di seconda mano in Africa. Qui, tonnellate di vestiti scartati dai paesi occidentali arrivano ogni giorno, molti dei quali in pessime condizioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi vestiti, chiamati &#8220;obroni wawu o &#8220;vestiti degli uomini bianchi morti&#8221;, vengono rivenduti a basso costo, ma una parte significativa finisce nelle discariche, creando un enorme problema ambientale per il paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Simili scenari si ripetono anche in Sud America, dove le discariche abusive sono diventate una realtà preoccupante. Nel deserto di <strong>Atacama,</strong> in Cile, è nata una delle più grandi discariche di abbigliamento al mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Migliaia di tonnellate di vestiti scartati si accumulano nel deserto, formando veri e propri &#8220;cimiteri del fast fashion&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi rifiuti, spesso non biodegradabili, rappresentano una minaccia per l&#8217;ambiente e la salute pubblica. Oltre a testimoniare l&#8217;enorme spreco di risorse che caratterizza il settore della moda usa e getta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, il fast fashion ha un impatto devastante a livello globale, sia dal punto di vista ambientale che umano. Tuttavia, esistono <strong>alternative sostenibili </strong>che possono ridurre questi effetti negativi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un numero crescente di marchi sta cercando di adottare pratiche più etiche e rispettose dell&#8217;ambiente, come l&#8217;uso di materiali riciclati e una maggiore trasparenza nelle catene di produzione.</p>
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		<title>La bonifica dei siti contaminati: un&#8217;operazione essenziale per la tutela ambientale e sanitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirco Mingarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Norme e benefici: una guida completa alla bonifica dei siti contaminati</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>bonifica dei siti contaminati </strong>è fondamentale per ridurre l’inquinamento ambientale, proteggere la salute umana e preservare gli ecosistemi locali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa operazione è regolata da precise normative volte a garantire un intervento efficace e sostenibile, vediamole nel dettaglio.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Come la bonifica dei siti contaminati riduce l&#8217;inquinamento e protegge la salute pubblica</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Come accennato, la bonifica dei siti contaminati rappresenta uno degli interventi più rilevanti per la tutela dell&#8217;ambiente e della salute umana.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essa ha come obiettivo la <strong>rimozione o riduzione</strong> delle<a href="https://www.wastezero.it/bioplastiche-cosa-dice-ricerca-inquinamento-ambiente/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> sostanze inquinanti</a> presenti nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque sotterranee e in altre componenti ambientali. Garantendo così un territorio sicuro e utilizzabile alla comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I siti contaminati sono luoghi in cui i livelli di inquinamento<strong> superano i limiti stabiliti</strong> dalle normative vigenti, rappresentando un pericolo concreto per le motivazioni di cui sopra.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività industriali, le pratiche agricole, e altre fonti di inquinamento possono lasciare residui pericolosi che, se non trattati, possono diffondersi in altre aree, aggravando la situazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso la bonifica, è dunque possibile <strong>ripristinare l’integrità ambientale</strong> del territorio e prevenire la diffusione di contaminanti in altre zone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il processo di bonifica prevede, laddove possibile,<strong> l’eliminazione</strong> delle sorgenti di inquinamento alla radice.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, quando questo non è fattibile, l’intervento mira a ridurre significativamente la presenza di sostanze contaminanti, tramite trattamenti o la rimozione dei materiali inquinati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta bonificato, il sito può essere ripristinato e reso nuovamente fruibile dalla comunità, con un impatto positivo sull’ambiente e sulle attività economiche locali.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le norme di riferimento e altre specifiche&nbsp;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista legislativo, la bonifica è regolamentata principalmente dal <strong>Decreto Ministeriale 471/1999 </strong>e successivamente dal<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2006-04-14&amp;atto.codiceRedazionale=006G0171&amp;tipoSerie=serie_generale&amp;tipoVigenza=originario#:~:text=DECRETO%20LEGISLATIVO%203%20aprile%202006,%20n.%20152%20Norme" rel="nofollow noopener" target="_blank"> <strong>Decreto Legislativo 152/2006</strong></a> (Parte Quarta, Titolo V).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le norme appena citate forniscono importanti le linee guida su come affrontare la gestione dei siti contaminati e stabiliscono i criteri per valutare la gravità della contaminazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, indicano le procedure da seguire per una bonifica corretta e conforme alle<a href="https://www.wastezero.it/leggi-normative/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> leggi vigenti.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come accennato, uno degli aspetti cruciali della bonifica è la sua capacità di ridurre i rischi per la salute umana.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostanze inquinanti come metalli pesanti, solventi e altre sostanze chimiche possono infatti infiltrarsi nel suolo e nelle acque sotterranee, mettendo a rischio la qualità dell’acqua potabile e la salute delle persone che vivono o lavorano nelle vicinanze.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eliminare o contenere queste contaminazioni consente di creare un <strong>ambiente più sicuro</strong>, prevenendo l’insorgenza di malattie e altri effetti avversi sulla salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, la procedura di bonifica può essere suddivisa in <strong>due categorie</strong> principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Bonifica ordinaria</strong> (art. 242 D.Lgs. 152/06), che si applica sia in caso di contaminazione attuale che storica. In caso di evento potenzialmente pericoloso per la contaminazione di un sito, il responsabile dell&#8217;inquinamento deve adottare misure preventive entro 24 ore. Questa procedura si estende anche alle contaminazioni storiche che potrebbero peggiorare se non gestite tempestivamente.</li>



<li><strong>Bonifica semplificata</strong> (art. 242-bis D.Lgs. 152/06), dedicata a un operatore che decide, a proprie spese, di effettuare la bonifica di un sito contaminato con l&#8217;obiettivo di ridurre il livello di inquinamento sotto la soglia di contaminazione stabilita per legge. A differenza della bonifica ordinaria, questa procedura non richiede un’approvazione formale, ma è soggetta a controlli volti a verificare il raggiungimento dei valori limite di contaminazione previsti per l&#8217;uso specifico del suolo.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto ambientale e il ripristino degli ecosistemi</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Come anticipato, la bonifica non è solo un processo necessario per proteggere la salute umana, ma svolge anche un ruolo fondamentale nella conservazione dell&#8217;ambiente naturale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sostanze inquinanti possono avere effetti devastanti sugli ecosistemi, alterando gli equilibri ecologici e minacciando la biodiversità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rigenerazione ambientale che segue un intervento di bonifica consente alla flora e alla fauna locali di riprendersi, contribuendo a preservare la <strong>ricchezza biologica</strong> e a mantenere un ecosistema sano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bonifica dei siti contaminati è anche uno strumento essenziale di prevenzione <a href="https://www.wastezero.it/analisi-inquinamento-senna-durante-olimpiadi-parigi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell&#8217;inquinamento. </a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Evitando la dispersione di sostanze nocive in corsi d’acqua o terreni limitrofi, si impedisce che l’inquinamento si diffonda, rendendo più complessi e costosi gli interventi futuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a risolvere problemi ambientali e sanitari, la bonifica dei siti contaminati può offrire <strong>opportunità di recupero.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi, è possibile recuperare materiali o risorse ancora utilizzabili, riducendo così lo spreco e massimizzando l’efficienza dell’intervento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, una volta bonificati, i siti possono essere riutilizzati per nuove attività, come aree verdi o progetti di sviluppo urbano sostenibile.</p>
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		<title>Siccità globale: sicurezza alimentare e produzione energetica in pericolo secondo l’ultimo report dell’UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirco Mingarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi climatica: le temperature record stanno esacerbando la siccità globale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un recente <strong>report UE</strong> evidenzia come la siccità globale, aggravata da temperature record e scarse precipitazioni, sta minacciando la <strong>sicurezza alimentare</strong> e la <strong>produzione energetica</strong>, con gravi ripercussioni per agricoltura, economia ed ecosistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della siccità globale su agricoltura ed energia: le conseguenze per il futuro secondo il report UE</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2024 è stato un anno segnato da eventi climatici estremi, di cui la siccità globale è uno dei principali protagonisti. Le temperature record e una grave scarsità di precipitazioni hanno messo sotto pressione<strong> l&#8217;equilibrio idrico</strong> in diverse regioni del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze sono state devastanti sull’agricoltura, la sicurezza alimentare e la produzione energetica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un nuovo report pubblicato dal Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea, intitolato <a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC139423" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><strong>Global Drought Overview – September 2024</strong></a>, sottolinea la gravità dell’emergenza climatica, documentando come la siccità sta influenzando molte regioni del mondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel luglio del 2024, come riportato nel report, le temperature globali hanno raggiunto una media di <strong>17,16 °C</strong>, il livello più alto mai registrato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aumento ha causato l&#8217;evaporazione dell&#8217;acqua dal suolo, indebolendo la vegetazione e portando alla <strong>desertificazione</strong> di ampie aree.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi bacini fluviali come l&#8217;Amazzonia, La Plata e lo Zambesi hanno visto drastiche riduzioni del flusso d&#8217;acqua, compromettendo non solo la biodiversità e l&#8217;ecosistema, ma anche le economie locali dipendenti dalle risorse idriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni modo, la siccità non è un fenomeno isolato. Una combinazione di fattori climatici, tra cui <strong>El Niño</strong>, ovvero la fase positiva del dipolo dell&#8217;Oceano Indiano e la fase calda dell&#8217;Atlantico settentrionale, ha aumentato l’intensità di questa crisi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, il cambiamento climatico, già responsabile dell&#8217;aumento delle temperature globali, ha aggravato ulteriormente queste <a href="https://www.wastezero.it/impatto-ambientale-intelligenza-artificiale-ai-quanto-inquina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">condizioni.</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">Le regioni più colpite dalla siccità</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il rapporto, le regioni maggiormente colpite da questa siccità includono Sud America, Africa meridionale, parti del Mediterraneo e Europa orientale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A luglio 2024, molte di queste aree hanno registrato <strong>anomalie di temperatura </strong>superiori a 3 °C rispetto alla media, con impatti significativi sulle risorse idriche e sulla produttività agricola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, in Sud America, le condizioni di siccità hanno interessato aree come l’Amazzonia e il bacino del fiume La Plata, mentre in Africa meridionale il fiume Zambesi ha visto una drammatica riduzione del flusso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa, paesi come Spagna, Italia e Grecia stanno lottando con gravi carenze idriche, con un<a href="https://www.wastezero.it/implicazioni-tutela-ambiente-costituzione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> impatto diretto</a> su agricoltura e turismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La siccità prolungata di cui sopra ha conseguentemente ridotto drasticamente la produttività agricola in molte parti del mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa, Africa meridionale, America centrale e Sud-est asiatico, la mancanza di acqua ha messo a rischio la produzione di colture vitali con <strong>effetti devastanti </strong>sui mezzi di sussistenza degli agricoltori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I raccolti ridotti stanno portando a una carenza di cibo, soprattutto nelle aree più vulnerabili, dove le popolazioni già a rischio sono passate dallo stress alimentare a situazioni di crisi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;Africa meridionale, si prevede che entro la fine del 2024 oltre <strong>30 milioni di persone </strong>avranno bisogno di assistenza alimentare a causa delle perdite agricole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo, anche le aree prive di sistemi di irrigazione sostenibili o con scarso accesso all&#8217;acqua dolce sono particolarmente colpite. In molte di queste regioni, la siccità ha aggravato le condizioni di povertà e ha alimentato tensioni sociali.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto su energia e trasporti e l’urgenza di agire&nbsp;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre all&#8217;agricoltura, la siccità sta minacciando anche la produzione di<strong> energia e i trasporti.</strong> In molte regioni del mondo, la produzione di energia idroelettrica è stata fortemente compromessa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiumi come il Rio delle Amazzoni e lo Zambesi hanno visto riduzioni significative del livello dell&#8217;acqua, mettendo a rischio la produzione di energia e causando blackout in diverse nazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sud America, la siccità ha reso difficile il trasporto fluviale, con impatti negativi sull&#8217;economia e sulle attività commerciali. Nell&#8217;Africa meridionale, le carenze <a href="https://www.wastezero.it/mase-decreto-energy-release-sviluppo-rinnovabili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">energetiche </a>legate alla scarsità d&#8217;acqua stanno aggravando le difficoltà delle economie locali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in Europa, la scarsità di acqua nei grandi fiumi come il Danubio sta causando problemi ai settori energetico e dei trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne consegue che, con il peggioramento delle condizioni di siccità, è urgente agire.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre nei prossimi mesi l&#8217;Africa centrale e l&#8217;Europa settentrionale potrebbero vedere condizioni più umide, molte altre regioni dovranno affrontare una <strong>siccità prolungata.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza un&#8217;azione tempestiva, milioni di persone rimarranno vulnerabili alla fame e alla malnutrizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tal proposito gli esperti suggeriscono una serie di <strong>soluzioni a lungo termine</strong>, come l’adozione di colture resistenti alla siccità, tecniche di irrigazione sostenibili e un miglioramento nella gestione delle risorse idriche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La raccolta dell&#8217;acqua piovana e la desalinizzazione sono altre misure che possono ridurre la dipendenza dalle risorse idriche naturali, aumentando la resilienza delle comunità.</p>
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		<title>Bioplastiche: la lenta degradazione nell&#8217;ambiente equivale alle ‘plastiche tradizionali’, lo studio sull’inquinamento del CNR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirco Mingarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[bioplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[degradazione]]></category>
		<category><![CDATA[impatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Impatti ambientali e fraintendimenti: biodegradabili non significa rapidamente degradabili</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>bioplastiche,</strong> se disperse nell&#8217;ambiente, degradano lentamente come le plastiche tradizionali, producendo di conseguenza un <a href="https://www.wastezero.it/shein-vestiti-tossici-livelli-allarmanti-sostanze-nocive/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inquinamento</a> non indifferente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio del <strong>CNR</strong> mostra come, al di fuori dei compost industriali, i tempi di degradazione siano paragonabili a quelli delle plastiche &#8220;non bio&#8221;. Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Bioplastiche e degradazione: cosa dice la ricerca scientifica sull’inquinamento dell’ambiente&nbsp;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le bioplastiche sono state spesso presentate come una <strong>soluzione più sostenibile </strong>rispetto alle plastiche tradizionali. Ciò grazie alla loro base organica e, in alcuni casi, alla loro capacità di biodegradarsi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, uno<a href="https://www.mdpi.com/2073-4360/14/6/1111#" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"> studio </a>condotto dal <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong> (CNR), in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Distretto Ligure per le Tecnologie Marine, ha evidenziato che queste aspettative potrebbero<strong> non essere</strong> del tutto accurate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati, pubblicati sulla rivista <strong>Polymers,</strong> mostrano che le bioplastiche disperse nell&#8217;ambiente, sia in mare che in terra, hanno tempi di degradazione molto simili a quelli delle plastiche non biodegradabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le bioplastiche includono una vasta gamma di materiali con diverse proprietà e applicazioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo European Bioplastics, un materiale viene definito bioplastica se è costituito almeno in parte da <strong>risorse organiche,</strong> se è biodegradabile o se possiede entrambe queste caratteristiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio comune di bioplastica è il <strong>PLA</strong> (acido polilattico), ottenuto da zuccheri estratti da mais, canna da zucchero o cellulosa. Altri tipi includono <strong>PBAT</strong> (polibutirrato adipato tereftalato), anch’esso considerato biodegradabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il prefisso &#8220;bio&#8221; non garantisce una rapida degradazione nell&#8217;ambiente naturale. Come ha dimostrato lo studio del CNR, queste plastiche richiedono<strong> specifiche condizioni</strong> per decomporre correttamente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovvero come quelle presenti negli impianti di compostaggio industriale, dove fattori come la temperatura e l&#8217;umidità sono attentamente controllati.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo studio del CNR: tempi di degradazione delle bioplastiche</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio di cui sopra ha preso in esame due polimeri plastici tradizionali, <strong>HDPE</strong> (polietilene ad alta densità) e<strong> PP</strong> (polipropilene), comunemente utilizzati nella produzione di imballaggi e articoli di uso quotidiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono stati confrontati con due polimeri biodegradabili, PLA e PBAT, per capire meglio le differenze nei tempi di degradazione. I campioni di questi materiali sono stati inseriti in gabbie speciali, collocate sia nella sabbia che in ambiente marino, e lasciati lì per sei mesi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque lo stesso periodo entro cui le bioplastiche dovrebbero degradarsi completamente negli impianti di compostaggio industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperimento si è svolto nella Baia di Santa Teresa, nel Golfo della Spezia, dove i campioni sono stati posizionati a circa <strong>10 metri di profondità,</strong> grazie a una piattaforma di monitoraggio ambientale chiamata &#8220;Stazione Costiera del Lab Mare&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine dei sei mesi, i ricercatori hanno raccolto i campioni per sottoporli a diverse analisi chimiche, spettroscopiche e termiche, al fine di valutare lo stato di degradazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati dello studio hanno evidenziato come le bioplastiche, in condizioni ambientali naturali, abbiano tempi di degradazione <strong>estremamente lunghi.</strong> In alcuni casi, i tempi erano paragonabili a quelli delle plastiche &#8220;non biodegradabili&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che, una volta disperse nell’ambiente, le bioplastiche non si degradano in tempi brevi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La degradazione avviene in maniera significativa solo quando le bioplastiche vengono conferite in impianti di compostaggio industriali, dove le condizioni sono ottimali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, la differenza tra plastica tradizionale e bioplastica, se entrambe esposte all&#8217;ambiente naturale, è minima in termini di degradazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aspetto mette in discussione l&#8217;idea comune che le bioplastiche siano intrinsecamente <a href="https://www.wastezero.it/grecia-migliaia-pesci-morti-porto-volos/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meno dannose</a> per l&#8217;ambiente se non smaltite correttamente.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Impatti ambientali e consapevolezza</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Silvia Merlino</strong>, ricercatrice e coordinatrice del progetto, ha sottolineato l&#8217;importanza di essere consapevoli dei <a href="https://www.wastezero.it/accordo-newcleo-saipem-nucleare-sostenibile-offshore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rischi </a>che le bioplastiche pongono per l&#8217;ambiente se non gestite correttamente: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Data l’altissima diffusione di questi materiali, è cruciale informare correttamente gli utenti sui rischi ambientali che derivano dalla dispersione di bioplastiche o dal loro smaltimento inadeguato.”&nbsp;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’informazione corretta e la sensibilizzazione sull&#8217;uso delle bioplastiche sono fondamentali per ridurre<strong> l&#8217;impatto ambientale negativo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, l&#8217;idea che le bioplastiche siano una soluzione facile e rapida al problema dell&#8217;inquinamento da plastica è stata in parte sfatata da questo studio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre il loro impiego in contesti controllati e il conferimento nei compost industriali possono ridurre l&#8217;impatto ambientale, la loro dispersione nell&#8217;ambiente presenta <strong>problemi analoghi </strong>a quelli delle plastiche tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le bioplastiche non sono una soluzione definitiva se non accompagnate da una corretta gestione dei rifiuti e da politiche di sensibilizzazione. Il rischio di inquinamento ambientale rimane elevato se non vengono seguiti corretti protocolli di smaltimento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità, questo studio sottolinea l&#8217;importanza di guardare oltre la semplice etichetta &#8220;bio&#8221; e di considerare attentamente l&#8217;intero <strong>ciclo di vita dei materiali.</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.wastezero.it/bioplastiche-cosa-dice-ricerca-inquinamento-ambiente/">Bioplastiche: la lenta degradazione nell&#8217;ambiente equivale alle ‘plastiche tradizionali’, lo studio sull’inquinamento del CNR</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.wastezero.it">WasteZero</a>.</p>
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