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	<title>bioplastiche Archivi - Wastezero.it</title>
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		<title>Bioplastiche: la lenta degradazione nell&#8217;ambiente equivale alle ‘plastiche tradizionali’, lo studio sull’inquinamento del CNR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirco Mingarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Impatti ambientali e fraintendimenti: biodegradabili non significa rapidamente degradabili</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.wastezero.it/bioplastiche-cosa-dice-ricerca-inquinamento-ambiente/">Bioplastiche: la lenta degradazione nell&#8217;ambiente equivale alle ‘plastiche tradizionali’, lo studio sull’inquinamento del CNR</a> proviene da <a href="https://www.wastezero.it">Wastezero.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le <strong>bioplastiche,</strong> se disperse nell&#8217;ambiente, degradano lentamente come le plastiche tradizionali, producendo di conseguenza un <a href="https://www.wastezero.it/shein-vestiti-tossici-livelli-allarmanti-sostanze-nocive/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inquinamento</a> non indifferente. </p>



<p>Uno studio del <strong>CNR</strong> mostra come, al di fuori dei compost industriali, i tempi di degradazione siano paragonabili a quelli delle plastiche &#8220;non bio&#8221;. Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Bioplastiche e degradazione: cosa dice la ricerca scientifica sull’inquinamento dell’ambiente&nbsp;</h4>



<p>Le bioplastiche sono state spesso presentate come una <strong>soluzione più sostenibile </strong>rispetto alle plastiche tradizionali. Ciò grazie alla loro base organica e, in alcuni casi, alla loro capacità di biodegradarsi.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, uno<a href="https://www.mdpi.com/2073-4360/14/6/1111#" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> studio </a>condotto dal <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong> (CNR), in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Distretto Ligure per le Tecnologie Marine, ha evidenziato che queste aspettative potrebbero<strong> non essere</strong> del tutto accurate. </p>



<p>I risultati, pubblicati sulla rivista <strong>Polymers,</strong> mostrano che le bioplastiche disperse nell&#8217;ambiente, sia in mare che in terra, hanno tempi di degradazione molto simili a quelli delle plastiche non biodegradabili.</p>



<p>Le bioplastiche includono una vasta gamma di materiali con diverse proprietà e applicazioni.&nbsp;</p>



<p>Secondo European Bioplastics, un materiale viene definito bioplastica se è costituito almeno in parte da <strong>risorse organiche,</strong> se è biodegradabile o se possiede entrambe queste caratteristiche.&nbsp;</p>



<p>Un esempio comune di bioplastica è il <strong>PLA</strong> (acido polilattico), ottenuto da zuccheri estratti da mais, canna da zucchero o cellulosa. Altri tipi includono <strong>PBAT</strong> (polibutirrato adipato tereftalato), anch’esso considerato biodegradabile.</p>



<p>Tuttavia, il prefisso &#8220;bio&#8221; non garantisce una rapida degradazione nell&#8217;ambiente naturale. Come ha dimostrato lo studio del CNR, queste plastiche richiedono<strong> specifiche condizioni</strong> per decomporre correttamente.&nbsp;</p>



<p>Ovvero come quelle presenti negli impianti di compostaggio industriale, dove fattori come la temperatura e l&#8217;umidità sono attentamente controllati.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo studio del CNR: tempi di degradazione delle bioplastiche</h4>



<p>Lo studio di cui sopra ha preso in esame due polimeri plastici tradizionali, <strong>HDPE</strong> (polietilene ad alta densità) e<strong> PP</strong> (polipropilene), comunemente utilizzati nella produzione di imballaggi e articoli di uso quotidiano.&nbsp;</p>



<p>Questi sono stati confrontati con due polimeri biodegradabili, PLA e PBAT, per capire meglio le differenze nei tempi di degradazione. I campioni di questi materiali sono stati inseriti in gabbie speciali, collocate sia nella sabbia che in ambiente marino, e lasciati lì per sei mesi.&nbsp;</p>



<p>Dunque lo stesso periodo entro cui le bioplastiche dovrebbero degradarsi completamente negli impianti di compostaggio industriale.</p>



<p>L’esperimento si è svolto nella Baia di Santa Teresa, nel Golfo della Spezia, dove i campioni sono stati posizionati a circa <strong>10 metri di profondità,</strong> grazie a una piattaforma di monitoraggio ambientale chiamata &#8220;Stazione Costiera del Lab Mare&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Al termine dei sei mesi, i ricercatori hanno raccolto i campioni per sottoporli a diverse analisi chimiche, spettroscopiche e termiche, al fine di valutare lo stato di degradazione.</p>



<p>I risultati dello studio hanno evidenziato come le bioplastiche, in condizioni ambientali naturali, abbiano tempi di degradazione <strong>estremamente lunghi.</strong> In alcuni casi, i tempi erano paragonabili a quelli delle plastiche &#8220;non biodegradabili&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Questo significa che, una volta disperse nell’ambiente, le bioplastiche non si degradano in tempi brevi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare.&nbsp;</p>



<p>La degradazione avviene in maniera significativa solo quando le bioplastiche vengono conferite in impianti di compostaggio industriali, dove le condizioni sono ottimali.</p>



<p>In altre parole, la differenza tra plastica tradizionale e bioplastica, se entrambe esposte all&#8217;ambiente naturale, è minima in termini di degradazione.&nbsp;</p>



<p>Questo aspetto mette in discussione l&#8217;idea comune che le bioplastiche siano intrinsecamente <a href="https://www.wastezero.it/grecia-migliaia-pesci-morti-porto-volos/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meno dannose</a> per l&#8217;ambiente se non smaltite correttamente.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Impatti ambientali e consapevolezza</h4>



<p><strong>Silvia Merlino</strong>, ricercatrice e coordinatrice del progetto, ha sottolineato l&#8217;importanza di essere consapevoli dei <a href="https://www.wastezero.it/accordo-newcleo-saipem-nucleare-sostenibile-offshore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rischi </a>che le bioplastiche pongono per l&#8217;ambiente se non gestite correttamente: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;Data l’altissima diffusione di questi materiali, è cruciale informare correttamente gli utenti sui rischi ambientali che derivano dalla dispersione di bioplastiche o dal loro smaltimento inadeguato.”&nbsp;</p>
</blockquote>



<p>L’informazione corretta e la sensibilizzazione sull&#8217;uso delle bioplastiche sono fondamentali per ridurre<strong> l&#8217;impatto ambientale negativo.</strong></p>



<p>In altre parole, l&#8217;idea che le bioplastiche siano una soluzione facile e rapida al problema dell&#8217;inquinamento da plastica è stata in parte sfatata da questo studio.&nbsp;</p>



<p>Mentre il loro impiego in contesti controllati e il conferimento nei compost industriali possono ridurre l&#8217;impatto ambientale, la loro dispersione nell&#8217;ambiente presenta <strong>problemi analoghi </strong>a quelli delle plastiche tradizionali.</p>



<p>Le bioplastiche non sono una soluzione definitiva se non accompagnate da una corretta gestione dei rifiuti e da politiche di sensibilizzazione. Il rischio di inquinamento ambientale rimane elevato se non vengono seguiti corretti protocolli di smaltimento.&nbsp;</p>



<p>In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità, questo studio sottolinea l&#8217;importanza di guardare oltre la semplice etichetta &#8220;bio&#8221; e di considerare attentamente l&#8217;intero <strong>ciclo di vita dei materiali.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.wastezero.it/bioplastiche-cosa-dice-ricerca-inquinamento-ambiente/">Bioplastiche: la lenta degradazione nell&#8217;ambiente equivale alle ‘plastiche tradizionali’, lo studio sull’inquinamento del CNR</a> proviene da <a href="https://www.wastezero.it">Wastezero.it</a>.</p>
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