Il Parlamento Europeo ha approvato nuove norme per il trattamento delle acque reflue urbane, includendo trattamenti più avanzati e una maggiore responsabilità dei produttori per migliorare la protezione ambientale e la salute pubblica.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli. 

Un modello più sostenibile per il trattamento delle acque reflue urbane: le norme aggiornate 

Il Parlamento Europeo ha compiuto un importante passo avanti nella protezione dell’ambiente e della salute pubblica approvando nuove norme che regolano il trattamento delle acque reflue urbane. 

Con un’ampia maggioranza di 481 voti favorevoli, i deputati hanno adottato in via definitiva una direttiva che mira a migliorare la gestione delle acque. Vale a dire introducendo innovazioni tecnologiche e responsabilità estese per produttori di farmaci e cosmetici.

La nuova normativa stabilisce standard più rigorosi per la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue. 

Entro il 2035, tutti gli agglomerati urbani con almeno 1.000 abitanti equivalenti dovranno adottare trattamenti secondari, garantendo l’eliminazione della materia organica biodegradabile prima dello scarico nell’ambiente.

Successivamente, entro il 2039, gli impianti di trattamento che servono almeno 150.000 abitanti equivalenti dovranno implementare il trattamento terziario. 

Rimuovendo di conseguenza efficacemente azoto e fosforo, con una scadenza estesa al 2045 per impianti più piccoli che coprono almeno 10.000 abitanti equivalenti.

Il fulcro della direttiva è il trattamento quaternario, che mira all’eliminazione dei microinquinanti, come le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), conosciute come “sostanze chimiche eterne” a causa della loro persistenza nell’ambiente. 

Tutti gli impianti che trattano acque reflue per oltre 150.000 abitanti equivalenti saranno obbligati ad adottare questi trattamenti avanzati entro il 2045. Gli impianti più piccoli, invece, dovranno adeguarsi in base a valutazioni del rischio.

Monitoraggio rigoroso e prevenzione dei rischi

La legge introduce un sistema di monitoraggio più rigoroso per parametri cruciali, inclusi virus conosciuti, agenti patogeni emergenti, microplastiche e resistenza antimicrobica. 

Questi controlli avanzati consentiranno di identificare e trattare potenziali minacce alla salute pubblica, mantenendo al sicuro le risorse idriche e prevenendo contaminazioni ambientali. 

In questo modo, l’UE si allinea con i suoi obiettivi di riduzione dell’inquinamento e di promozione di un’economia circolare, ottimizzando l’uso delle risorse idriche.

Un altro aspetto chiave della direttiva è l’introduzione della responsabilità estesa del produttore (EPR) per farmaci e cosmetici. 

Questa norma impone ai produttori di contribuire almeno all’80% dei costi legati al trattamento quaternario delle acque, un approccio che punta a ridurre l’impatto ambientale dei microinquinanti. 

Tale contributo sarà integrato da finanziamenti nazionali, promuovendo un modello di trattamento più sostenibile e incentivando le aziende a sviluppare prodotti meno inquinanti.

Il relatore Nils Torvalds (Renew, FI) ha sottolineato l’importanza di queste misure, dichiarando quanto segue: 

“La legislazione migliorerà significativamente le norme in materia di gestione delle acque e di trattamento delle acque reflue in Europa, in particolare per quanto riguarda l’eliminazione dei microinquinanti derivanti da medicinali e prodotti per la cura personale. Stiamo facendo in modo che l’impatto sulle fasce economiche più deboli non sia sproporzionato, garantendo al contempo che sostanze chimiche pericolose come le PFAS siano trattate adeguatamente in futuro.”

Promuovere il riutilizzo delle acque trattate

La direttiva incoraggia anche il riutilizzo delle acque reflue trattate, soprattutto nelle aree soggette a stress idrico. 

Gli Stati membri saranno tenuti a incentivare l’uso di acque depurate per l’irrigazione e altri scopi industriali, riducendo così la dipendenza dalle risorse idriche fresche. 

Questa misura non solo aiuterà a combattere la scarsità idrica, ma favorirà anche la transizione verso un modello economico più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Affinché la nuova normativa entri in vigore, è necessaria l’approvazione formale del Consiglio. 

Una volta attuata, la legge rappresenterà un significativo aggiornamento della direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane, introducendo requisiti allineati agli obiettivi climatici e ambientali dell’UE. 

Il contesto di questa revisione normativa è il piano d’azione per l’inquinamento zero dell’UE. Il quale mira a un ambiente più sano per le generazioni future, riducendo drasticamente l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.

Questa nuova regolamentazione segna un punto di svolta nella gestione sostenibile delle risorse idriche in Europa, proteggendo l’ambiente e migliorando la qualità della vita dei cittadini. 

Le sfide legate alla scarsità idrica e alla contaminazione da microinquinanti richiedono interventi decisi e innovativi, e l’UE dimostra con queste misure di voler guidare il cambiamento. 
L’obiettivo è chiaro: garantire che le acque reflue urbane non siano solo un problema da gestire, ma anche una risorsa da sfruttare in modo efficiente e sostenibile.

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