Dal 12 settembre 2025 è entrato in vigore il nuovo decreto che aggiorna la disciplina dei certificati bianchi. L’obiettivo è rafforzare il meccanismo nazionale di risparmio energetico, introducendo regole più chiare e strumenti alternativi per premiare l’efficienza.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli. 

Il Decreto del 21 luglio 2025 fissa gli obiettivi nazionali di efficienza fino al 2030 per i certificati bianchi 

Come anticipato, con l’entrata in vigore del Decreto ministeriale del 21 luglio 2025, il sistema dei certificati bianchi, uno degli strumenti più importanti per promuovere il risparmio energetico in Italia, viene aggiornato e ridefinito in vari punti fondamentali.

Si tratta di una misura attesa, frutto di mesi di confronto tecnico e istituzionale, che stabilisce gli obiettivi quantitativi nazionali da raggiungere entro il 2030. Inoltre, introduce nuove modalità operative per rendere più efficace il meccanismo.

Ma andiamo per gradi. Prima di tutto, i certificati bianchi, noti anche come Titoli di Efficienza Energetica (TEE), sono titoli negoziabili che attestano il conseguimento di un certo quantitativo di risparmio di energia primaria.

Ogni certificato corrisponde a un risparmio standardizzato pari a una tonnellata equivalente di petrolio (tep). In pratica, si tratta di una sorta di “riconoscimento” per chi realizza interventi di efficienza energetica.

In questo contesto, il nuovo decreto, composto da 21 articoli e due allegati tecnici, stabilisce obiettivi più ambiziosi di riduzione dei consumi, coerenti con il quadro europeo di decarbonizzazione.

Il periodo di riferimento va dal 2025 al 2030, una finestra temporale in cui imprese, enti pubblici e operatori energetici saranno chiamati a contribuire in modo tangibile alla riduzione della domanda di energia.

Uno dei punti chiave del decreto riguarda l’ampliamento dei soggetti ammessi a presentare progetti. Potranno infatti farlo:

Questa apertura mira a coinvolgere un numero più ampio di attori, promuovendo la diffusione di interventi di efficienza anche al di fuori dei grandi operatori energetici.

Come funziona la presentazione dei progetti

Per accedere al meccanismo sarà necessario presentare al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) un progetto conforme agli allegati del decreto.

Il progetto dovrà descrivere nel dettaglio gli interventi previsti e dimostrare la capacità di generare risparmi energetici misurabili.

Il GSE svolgerà un ruolo cruciale. Infatti, non solo verificherà la correttezza tecnica dei progetti, ma certificherà i risparmi conseguiti. Questo avverrà attraverso due metodologie distinte:

Questa distinzione è utile perché consente sia di premiare interventi di grande portata e complessità, sia di valorizzare azioni più diffuse ma comunque significative.

Ad ogni modo, il decreto non si limita a fissare obiettivi numerici: introduce anche modalità alternative e aggiuntive per garantire che i benefici vengano effettivamente raggiunti.

Questo significa, ad esempio, che sarà possibile ottenere certificati bianchi non solo con progetti tradizionali di efficientamento, ma anche tramite schemi più innovativi o integrati con altre politiche energetiche.

Per le imprese, ciò rappresenta un’importante opportunità economica. I certificati bianchi, infatti, sono titoli negoziabili: possono essere scambiati sul mercato, generando un ritorno finanziario che va a ridurre il costo iniziale degli investimenti.

Per le pubbliche amministrazioni, invece, si apre la possibilità di migliorare le prestazioni energetiche del patrimonio edilizio, dagli ospedali alle scuole, con il supporto di professionisti certificati.

Un passo importante, considerando che gran parte degli edifici pubblici necessita ancora di interventi di riqualificazione.

Un meccanismo da rendere più semplice e trasparente

Tuttavia, negli anni passati, il sistema dei certificati bianchi non è stato esente da criticità. Tra iter complessi, verifiche lunghe e difficoltà a garantire un equilibrio tra domanda e offerta sul mercato tutto ciò non ha reso semplice la gestione.

Con questo decreto si punta dunque a semplificare le procedure, rendendo più chiari i criteri di ammissibilità e introducendo regole più precise per la certificazione dei risparmi.

La sfida principale sarà quella di coniugare rigore tecnico e rapidità operativa. Da un lato è necessario evitare abusi o sovrastimare i risparmi. Dall’altro è fondamentale che le imprese possano ottenere i certificati in tempi compatibili con i loro piani di investimento.

In conclusione, il nuovo quadro normativo dovrà dimostrare di essere non solo più ambizioso, ma anche più efficace e accessibile.

Nei prossimi anni, l’efficienza energetica non sarà più una scelta facoltativa, ma una condizione essenziale per rimanere competitivi e per rispondere agli impegni europei in materia di clima.

In altre parole, i certificati bianchi rappresentano un tassello importante di questo percorso: un meccanismo che premia chi investe in soluzioni sostenibili e che, al tempo stesso, aiuta il Paese a ridurre i consumi e le emissioni.

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