Dopo le accese contestazioni delle imprese sul nuovo schema EPR per la plastica, il Ministero dell’Ambiente (MASE) ha deciso di aprire un tavolo di confronto con le categorie produttive per discutere misure ambientali considerate più sostenibili e proporzionate.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Il MASE avvia un tavolo tecnico per discutere il futuro regime di EPR sui prodotti in plastica
Come anticipato, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica apre ufficialmente al confronto con le imprese sul nuovo sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) dedicato ai prodotti in plastica.
La decisione arriva dopo settimane di tensioni e critiche avanzate dalle principali organizzazioni produttive durante la consultazione pubblica sul provvedimento.
Le associazioni coinvolte, tra cui Agci, Cia-Agricoltori Italiani, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, hanno accolto positivamente la disponibilità del Ministero ad avviare un tavolo tecnico immediato per discutere il futuro impianto normativo.
Secondo le organizzazioni, l’apertura del Mase rappresenta un segnale importante di disponibilità al dialogo su un tema che potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti per numerosi comparti produttivi.
Al centro della discussione c’è il progetto di estendere il sistema EPR a una vasta gamma di prodotti realizzati prevalentemente in plastica, destinati sia all’uso domestico sia a quello professionale.
Tra gli articoli coinvolti figurano complementi d’arredo, prodotti per la pulizia, accessori personali, articoli per l’abbigliamento e altri beni di largo consumo contenenti polimeri plastici.
L’obiettivo del sistema sarebbe quello di attribuire ai produttori i costi della gestione dei rifiuti a fine vita attraverso contributi ambientali applicati ai beni immessi sul mercato.
Una misura che rientra nelle strategie nazionali ed europee per rafforzare l’economia circolare e aumentare la responsabilizzazione delle filiere produttive nella gestione dei materiali.
Le imprese, però, contestano soprattutto l’impatto economico del nuovo schema.
Nel documento inviato al Ministero durante la consultazione pubblica, le associazioni avevano evidenziato il rischio di introdurre nuovi oneri economici senza ottenere risultati ambientali realmente misurabili.
Secondo le categorie produttive, molte aziende operano già all’interno di sistemi ambientali esistenti e sono soggette a contributi, obblighi normativi e adempimenti crescenti.
Le associazioni produttive chiedono regole sostenibili e temono nuovi costi lungo tutta la filiera
Il timore espresso dalle organizzazioni riguarda dunque possibili sovrapposizioni con altri meccanismi ambientali già in vigore, con effetti diretti sulla competitività delle imprese italiane.
Le associazioni sostengono inoltre che eventuali nuovi costi potrebbero inevitabilmente trasferirsi lungo la filiera fino ai consumatori finali.
Per questo motivo il mondo produttivo chiede che ogni futura misura venga costruita con criteri di proporzionalità e sostenibilità economica.
In altre parole, le categorie chiedono un sistema capace di garantire obiettivi ambientali concreti senza creare squilibri nei settori già sottoposti a pressioni economiche e regolatorie importanti.
Il tavolo annunciato dal Ministero dovrebbe servire proprio a definire un punto di equilibrio tra le richieste europee sulla gestione dei rifiuti e le esigenze operative delle imprese.
Restano però ancora da chiarire diversi aspetti tecnici, compresa la struttura definitiva del futuro regime EPR italiano e l’eventuale revisione del modello inizialmente ipotizzato dal Mase.
Secondo le associazioni firmatarie, il confronto dovrà portare a strumenti efficaci dal punto di vista ambientale ma anche compatibili con la realtà industriale italiana.
Le organizzazioni dichiarano di voler partecipare al dialogo con un approccio costruttivo, mantenendo però alta l’attenzione sui possibili impatti economici delle nuove regole.Ricordiamo infine che la vicenda si inserisce in un contesto europeo sempre più orientato ad ampliare i sistemi di responsabilità estesa del produttore come leva per aumentare il recupero dei materiali e ridurre i rifiuti.
Tuttavia, il confronto aperto in Italia mostra come il tema resti particolarmente delicato quando le misure ambientali rischiano di incidere direttamente sui costi industriali e sui prezzi al consumo.

