Con una recente circolare, il Ministero dell’Interno ha chiarito le novità introdotte dal D.L. 116/2025 in materia di abbandono di rifiuti e utilizzo della videosorveglianza.
Nello specifico, viene menzionato più rigore normativo, nuove sanzioni e maggiore supporto tecnologico per garantire strade più pulite e sicure. Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Un quadro normativo in evoluzione per quanto riguarda l’abbandono dei rifiuti
Come sappiamo, la lotta contro l’abbandono indiscriminato di rifiuti è un tema che da anni impegna istituzioni, enti locali e cittadini.
In questo contesto, con il decreto-legge 8 agosto 2025, n. 116, il Governo ha voluto rafforzare gli strumenti per contrastare un fenomeno che, oltre a deturpare le città e i paesaggi, incide sulla qualità della vita e sulla percezione di sicurezza.
Il decreto, che attende ancora la conversione in legge entro il 7 ottobre 2025, modifica alcuni punti fondamentali del Codice della Strada, aggiornando le disposizioni in materia di comportamenti vietati e di strumenti di controllo a disposizione delle autorità.
Una delle principali novità riguarda la riscrittura dell’articolo 15 del Codice della Strada.
In particolare, la lettera f) non si concentra più sul semplice deposito di rifiuti sulla carreggiata, ma colpisce chi provoca l’imbrattamento della strada con materiali non qualificabili come rifiuti.
Tra questi vernici, liquidi sversati accidentalmente o a seguito di guasti, e altre sostanze che rendono pericolosa o degradata la sede stradale.
La lettera f-bis), invece, disciplina specificamente il getto di rifiuti di piccole dimensioni, come mozziconi di sigaretta, scontrini, fazzoletti o gomme da masticare, provenienti da veicoli in sosta o in movimento.
In questo caso, la norma integra quanto previsto dal Codice Ambientale (d.lgs. 152/2006), ponendo un argine a quei comportamenti quotidiani che, sommati, generano un impatto ambientale e sociale molto significativo.
Si tratta di un passo importante: non più solo repressione dei grandi abbandoni, ma attenzione anche a quelle forme di inciviltà “minori” che, se tollerate, rischiano di normalizzare l’abuso dello spazio pubblico.
L’estensione della videosorveglianza
Altro punto rilevante è l’integrazione dell’articolo 201 del Codice della Strada, con l’introduzione del comma 5-quater.
Mentre la disciplina previgente consentiva l’uso della videosorveglianza solo in tratti autostradali o strade extraurbane principali, oggi la possibilità di utilizzare le immagini si estende a tutte le strade, urbane ed extraurbane.
Questo significa che gli impianti già attivi nei centri abitati, ad esempio quelli installati dai comuni per motivi di sicurezza urbana, potranno essere impiegati anche per l’accertamento delle violazioni legate all’abbandono di rifiuti.
Il Ministero chiarisce che, qualora la violazione non sia stata contestata nell’immediato, il verbale potrà essere notificato successivamente grazie alle registrazioni.
Tuttavia, l’effettiva operatività di questa misura resta subordinata all’adozione di un decreto ministeriale che stabilisca in modo chiaro criteri e modalità di acquisizione e conservazione delle immagini.
Garantendo così la validità giuridica delle sanzioni e il rispetto della privacy dei cittadini. Ad ogni modo, dietro queste modifiche legislative non c’è solo la volontà di rafforzare le sanzioni, ma anche l’intento di educare i cittadini al rispetto degli spazi comuni.
Gettare una cicca dal finestrino o abbandonare un fazzoletto può sembrare un gesto innocuo, ma se moltiplicato per migliaia di automobilisti, genera cumuli di rifiuti difficili da rimuovere e costi ingenti per le amministrazioni comunali.
Le nuove regole puntano dunque a responsabilizzare chi utilizza la strada, restituendo un messaggio chiaro: la strada è un bene collettivo, non una discarica.
Allo stesso tempo, l’uso della videosorveglianza rappresenta un deterrente concreto, in grado di scoraggiare comportamenti scorretti proprio perché riduce la percezione di impunità.
I possibili scenari futuri
L’attuazione pratica delle norme dipenderà molto da come verrà organizzata la fase di controllo.
Nello specifico, per i comuni, l’estensione dell’uso delle telecamere apre nuove possibilità, ma richiede anche risorse e personale per analizzare le immagini e gestire i procedimenti sanzionatori.
Per i cittadini, invece, aumenta la probabilità di essere individuati in caso di comportamenti scorretti, ma si rafforza anche la sensazione di vivere in contesti urbani più ordinati e sicuri.
Per il sistema giuridico, infine, sarà fondamentale definire bene il perimetro di utilizzo delle registrazioni, evitando abusi e garantendo che l’innovazione tecnologica sia sempre bilanciata dal rispetto dei diritti fondamentali.
In prospettiva, le nuove disposizioni potrebbero favorire un salto culturale: dal considerare la pulizia delle strade come un compito “di altri”, al riconoscerla come responsabilità condivisa.
In altre parole, la circolare del Ministero dell’Interno non si limita a illustrare modifiche tecniche al Codice della Strada, ma mette al centro un tema cruciale per la vita quotidiana: il decoro e la cura degli spazi pubblici.
Con sanzioni più precise, regole più chiare e un uso più esteso della tecnologia, l’obiettivo è duplice. Da una parte, reprimere i comportamenti incivili e dall’altra stimolare una maggiore consapevolezza collettiva.
La sfida sarà ora tradurre queste norme in prassi efficaci, capaci di incidere davvero sulle abitudini dei cittadini e di restituire alle nostre città l’ordine e la pulizia che meritano.

