La Camera approva la proroga del formulario cartaceofino al 15 settembre 2026 e sospende le sanzioni legate al RENTRI. Il testo passa al Senato. Intanto, cartaceo e digitale convivono in un sistema ancora in fase di assestamento.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Proroga del formulario cartaceo e stop alle sanzioni: il Parlamento ridisegna il cronoprogramma del RENTRI
Il percorso di digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti subisce un nuovo rallentamento.
Con il voto di fiducia espresso alla Camera dei deputati, il decreto Milleproroghe introduce una modifica significativa al calendario operativo del RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti.
La novità più rilevante riguarda il formulario di identificazione dei rifiuti (FIR), che potrà continuare a essere compilato in formato cartaceo fino al 15 settembre 2026.
Fino alla stessa data, inoltre, non saranno applicate sanzioni per l’eventuale mancato invio dei dati al sistema informatico.
Il provvedimento ha ottenuto 177 voti favorevoli, 93 contrari e 3 astensioni, passando ora all’esame del Senato per la conversione definitiva in legge, che dovrà avvenire entro il 1° marzo.
Se il testo sarà confermato senza modifiche, il settore si troverà formalmente in una fase di convivenza tra vecchie e nuove modalità operative, con un doppio binario destinato a proseguire ancora per oltre un anno e mezzo.
Il percorso parlamentare degli emendamenti ha mostrato una convergenza politica ampia e trasversale.
La richiesta di proroga del formulario cartaceo, inizialmente avanzata da esponenti di Forza Italia e Partito Democratico, è stata successivamente sostenuta anche dalla Lega.
La quale in una fase precedente aveva ipotizzato un rinvio più esteso dell’obbligo digitale per tutti gli operatori iscritti al RENTRI.
Analoga convergenza si è registrata sulla sospensione delle sanzioni. Emendamenti identici sono stati presentati da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, con l’appoggio anche di Azione e Italia Viva.
Un segnale chiaro: al di là delle differenze politiche, la gestione concreta della transizione digitale nel settore rifiuti ha sollevato preoccupazioni diffuse.
Non si tratta, almeno formalmente, di una marcia indietro sulla digitalizzazione, ma di una rimodulazione dei tempi.
Tuttavia, il messaggio che arriva agli operatori è quello di una prudenza istituzionale rispetto a un passaggio tecnologico che, nei fatti, si è rivelato più complesso del previsto.
Lo “switch day” e la gestione in emergenza
Il 13 febbraio avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta: lo “switch day”, ossia il momento in cui per tutti gli iscritti al RENTRI scattava l’obbligo di tenuta del FIR in modalità digitale.
In quella fase, però, un temporaneo malfunzionamento della piattaforma aveva imposto l’adozione di modalità emergenziali.
Da allora, la gestione cartacea è rimasta attiva come soluzione transitoria. Con l’intervento normativo ora approvato dalla Camera, quella che era nata come misura contingente si consolida in un assetto normativo stabile, almeno fino a settembre 2026.
Secondo quanto riportato sul portale ufficiale del RENTRI, fino a nuovo avviso gli operatori possono continuare a utilizzare il formulario cartaceo.
La modalità digitale, viene precisato, resta comunque pienamente valida ai fini di legge, purché l’infrastruttura tecnologica lo consenta. In altre parole, il digitale non viene sospeso, ma diventa una possibilità alternativa anziché un obbligo esclusivo.
Nonostante le difficoltà iniziali, la gestione del FIR digitale non risulterebbe oggi particolarmente problematica. Anzi, fonti di settore parlano di una piattaforma più stabile, anche grazie a un “alleggerimento” del carico operativo.
Molti operatori, infatti, avrebbero scelto di tornare temporaneamente al cartaceo, riducendo così il numero di accessi simultanei e di operazioni digitali.
Parallelamente, i dati disponibili indicano che dalla data del 13 febbraio sono già state emesse, gestite e chiuse in modalità digitale diverse decine di migliaia di formulari.
Un segnale che una parte significativa del comparto ha comunque avviato il percorso di digitalizzazione, nonostante l’incertezza normativa.
Questo doppio scenario, piattaforma funzionante ma obbligo sospeso, crea un equilibrio peculiare.
Da un lato, si evita di penalizzare gli operatori in una fase di transizione complessa; dall’altro, si rallenta la spinta verso l’adozione piena del sistema informatico.
Imprese tra cautela e pragmatismo
Per le imprese, la proroga rappresenta una boccata d’ossigeno, soprattutto per le realtà di dimensioni più contenute che avevano manifestato difficoltà nell’adeguamento tecnologico e organizzativo.
Il tempo aggiuntivo consente di pianificare investimenti, formazione del personale e aggiornamento delle procedure interne senza la pressione immediata di sanzioni.
Allo stesso tempo, però, si apre una fase di incertezza gestionale. Operare su due canali, cartaceo e digitale, implica la necessità di mantenere competenze e controlli su entrambi i fronti, con possibili duplicazioni di costi e complessità amministrative.
La sospensione delle sanzioni, poi, pur offrendo una tutela temporanea, potrebbe ridurre l’incentivo all’adozione immediata del digitale. La vera sfida sarà evitare che la proroga si trasformi in un rinvio strutturale della transizione.
Ad ogni modo, il tema centrale resta quello della governance della trasformazione digitale nel settore ambientale. Il RENTRI rappresenta uno snodo fondamentale per la tracciabilità dei rifiuti, la trasparenza dei flussi e il contrasto alle irregolarità.
Tuttavia, la sua implementazione richiede infrastrutture solide, interoperabilità tra sistemi e un accompagnamento efficace degli operatori.
La scelta parlamentare sembra andare nella direzione della gradualità. Non si mette in discussione l’obiettivo finale, un sistema pienamente digitale, ma si riconosce la necessità di tempi più distesi per arrivarci.Ora la parola passa al Senato. Se la conversione in legge confermerà il testo approvato alla Camera, il settore dei rifiuti dovrà convivere con un regime misto almeno fino all’autunno 2026.
Nel frattempo, il successo del RENTRI dipenderà meno dagli obblighi formali e più dalla capacità di dimostrare, sul campo, affidabilità, efficienza e reale semplificazione per le imprese.


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