L’entrata in vigore delle prime disposizioni del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) si avvicina. Tuttavia, diversi Stati membri ritengono che il quadro normativo non sia ancora sufficientemente definito. A poche settimane dall’applicazione generale del regolamento, prevista per il 12 agosto 2026, otto Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno chiesto alla Commissione europea di accelerare la pubblicazione degli atti attuativi e dei chiarimenti tecnici indispensabili per garantire un’applicazione uniforme della normativa.
La richiesta è stata presentata in vista del Consiglio Ambiente del 25 giugno e coinvolge, oltre all’Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Secondo i firmatari, il rischio è che imprese e autorità nazionali si trovino ad applicare il regolamento con interpretazioni differenti. Generando dunque incertezza giuridica, costi aggiuntivi e una frammentazione del mercato unico europeo.
La preoccupazione nasce dal fatto che il PPWR introduce un numero molto elevato di nuovi obblighi destinati a incidere sull’intera filiera degli imballaggi. Molte disposizioni, tuttavia, dipendono ancora da atti delegati, atti di esecuzione, linee guida e metodologie tecniche che la Commissione europea deve ancora completare. La stessa Commissione riconosce che l’attuazione del regolamento sarà accompagnata da documenti interpretativi e FAQ proprio per favorire un’applicazione coerente negli Stati membri.
Etichettatura, PFAS ed EPR: sono questi i nodi che preoccupano di più
Secondo gli otto Stati membri, uno dei problemi principali riguarda la mancanza di indicazioni operative su alcuni degli aspetti più delicati del regolamento.
Tra questi figura la futura etichettatura armonizzata degli imballaggi, destinata a cambiare profondamente le informazioni che dovranno comparire sui prodotti. Le regole definitive, però, non sono ancora state completate. Ciò potrebbe dunque costringere molte aziende a modificare le etichette più volte nel giro di pochi anni.
Il rischio evidenziato dai governi è quello di dover affrontare ripetute rietichettature, con costi elevati soprattutto per le piccole e medie imprese. Invece di una sola fase di adeguamento, le aziende potrebbero trovarsi costrette ad aggiornare più volte confezioni e imballaggi man mano che verranno pubblicati gli atti tecnici mancanti.
Un altro punto riguarda le modalità con cui dovranno essere effettuati i test sulle sostanze PFAS, considerate tra gli inquinanti più critici per ambiente e salute. Anche in questo caso, secondo gli Stati promotori dell’iniziativa, servono criteri tecnici condivisi prima che gli obblighi diventino pienamente operativi.
Tra le questioni aperte compare inoltre il funzionamento dei sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). I governi chiedono che il regolamento lasci agli Stati membri un margine sufficiente per mantenere strumenti nazionali di controllo e rendicontazione. I quali sono ritenuti indispensabili per garantire una concorrenza leale ed evitare fenomeni di free riding da parte degli operatori provenienti da altri Paesi.
Le imprese chiedono certezza prima degli investimenti
Il messaggio lanciato dagli otto Paesi non rappresenta una richiesta di rinviare il PPWR, ma di renderne più prevedibile l’applicazione.
Le amministrazioni nazionali sottolineano che non è realistico chiedere alle imprese investimenti per miliardi di euro senza conoscere con precisione gli obblighi tecnici che dovranno rispettare. La transizione verso i nuovi requisiti su riciclabilità, riutilizzo, progettazione degli imballaggi ed etichettatura richiede infatti tempi di progettazione, modifiche produttive e investimenti industriali che difficilmente possono essere pianificati in assenza di regole definitive.
Per questo motivo gli Stati chiedono alla Commissione europea una tabella di marcia chiara per l’adozione degli atti delegati e di esecuzione ancora mancanti. Inoltre, chiedono un aggiornamento costante delle FAQ e delle linee guida già pubblicate e un confronto strutturato con le autorità nazionali incaricate dei controlli.
La richiesta evidenzia una criticità che accompagna molte grandi riforme europee: approvare un regolamento direttamente applicabile garantisce maggiore armonizzazione rispetto a una direttiva, ma quando numerosi aspetti operativi vengono rinviati a successivi atti tecnici il rischio è che, almeno nella fase iniziale, ogni Stato sviluppi interpretazioni differenti.
Il PPWR rimane uno dei pilastri della strategia europea sull’economia circolare e punta a ridurre i rifiuti di imballaggio, aumentare il riutilizzo e migliorare la riciclabilità dei materiali. Tuttavia, perché questi obiettivi possano essere raggiunti senza creare ostacoli al mercato interno, sarà fondamentale che la Commissione completi rapidamente il quadro attuativo, offrendo alle imprese e alle amministrazioni le certezze richieste.
FAQ
Quando entrerà in applicazione il PPWR?
Le principali disposizioni del Regolamento europeo sugli imballaggi inizieranno ad applicarsi dal 12 agosto 2026.
Quali Paesi hanno chiesto chiarimenti alla Commissione?
La richiesta è stata presentata da Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.
Quali sono gli aspetti più critici del PPWR?
Le principali criticità riguardano etichettatura degli imballaggi, test sui PFAS, sistemi EPR, metodologie di conformità e atti attuativi ancora mancanti.
Perché le imprese chiedono maggiore chiarezza?
Perché molti investimenti necessari ad adeguarsi al PPWR dipendono da regole tecniche che non sono ancora state definite, rendendo difficile pianificare gli interventi.
La Commissione europea ha già pubblicato documenti interpretativi?
Sì. La Commissione ha pubblicato linee guida e FAQ sul PPWR, ma è ancora al lavoro sugli ulteriori atti delegati e di esecuzione necessari per completare il quadro normativo.

