Il nuovo sistema europeo pensato per finanziare la rimozione dei microinquinanti dalle acque reflue potrebbe subire una battuta d’arresto.

Con una risoluzione approvata il 18 giugno 2026, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di riesaminare alcuni aspetti centrali della nuova direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane.

Aprendo dunque anche alla possibilità di una sospensione temporanea della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i settori farmaceutico e cosmetico.

La decisione non modifica direttamente la normativa già in vigore, ma rappresenta un segnale politico significativo.

Al centro del dibattito vi sono i costi del trattamento quaternario delle acque reflue, le modalità con cui tali costi vengono attribuiti ai diversi settori industriali e le possibili conseguenze sull’accessibilità e sulla disponibilità dei medicinali in Europa.

La direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 e introduce un principio destinato a cambiare profondamente il settore della depurazione.

Ovvero che i produttori di farmaci e cosmetici dovranno finanziare almeno l’80% dei costi necessari per eliminare i microinquinanti dagli impianti di trattamento più grandi attraverso il meccanismo EPR. Applicando così il principio europeo del “chi inquina paga”.

Secondo la Commissione europea, farmaci e cosmetici rappresentano le principali fonti di microinquinanti che richiedono il trattamento quaternario, una fase avanzata della depurazione destinata a rimuovere sostanze come residui farmaceutici, PFAS, ormoni, microplastiche e altre sostanze persistenti che sfuggono ai trattamenti tradizionali.

Dubbi sui costi e sul principio “chi inquina paga”

Il Parlamento non mette in discussione gli obiettivi ambientali della direttiva. Tuttavia chiede un approfondimento sulle basi scientifiche e metodologiche utilizzate per attribuire i costi ai diversi settori produttivi.

Alcuni gruppi politici hanno infatti evidenziato come le stime europee sul contributo dei prodotti farmaceutici e cosmetici all’inquinamento delle acque siano state contestate dall’industria, che ritiene sovrastimata la propria quota di responsabilità.

La risoluzione approvata invita quindi la Commissione a realizzare entro la fine del 2026 una nuova analisi per identificare con maggiore precisione le sostanze presenti nelle acque reflue urbane, verificare i costi effettivi del trattamento quaternario e riesaminare la ripartizione delle responsabilità economiche tra i settori coinvolti.

Particolare attenzione viene richiesta per i farmaci generici e i medicinali critici. Cioè quei prodotti essenziali per i sistemi sanitari ma spesso caratterizzati da margini economici limitati.

Secondo i sostenitori della revisione, un aumento significativo dei costi potrebbe incidere sulla disponibilità di alcuni medicinali sul mercato europeo.

Il passaggio più discusso riguarda però la richiesta di una sospensione temporanea degli obblighi EPR e degli oneri legati al trattamento quaternario fino al completamento dello studio e alla valutazione dei risultati da parte della Commissione.

La misura non è automaticamente operativa, ma rappresenta una chiara pressione politica nei confronti dell’esecutivo europeo.

Ambiente contro sostenibilità economica: il confronto resta aperto

La votazione ha immediatamente riacceso il confronto tra industria, operatori idrici e istituzioni.

Da un lato, le imprese farmaceutiche e cosmetiche sostengono che il sistema debba essere basato su dati più aggiornati e su una ripartizione più equilibrata delle responsabilità.

Dall’altro, numerose associazioni del settore idrico e delle amministrazioni locali ritengono che un eventuale rinvio dell’EPR rischierebbe di trasferire i costi della depurazione su cittadini e gestori del servizio idrico.

Il tema è particolarmente rilevante anche per l’Italia.

L’adeguamento degli impianti di depurazione alle nuove prescrizioni europee richiederà investimenti consistenti nei prossimi anni e la definizione del soggetto chiamato a sostenere questi costi influenzerà direttamente tariffe, investimenti e strategie industriali.

La risoluzione approvata dal Parlamento non blocca la direttiva, ma dimostra come il percorso di attuazione della normativa europea sulle acque reflue sia ancora aperto.

Nei prossimi mesi sarà la Commissione a decidere se accogliere la richiesta di revisione e se intervenire sul meccanismo che oggi rappresenta uno dei pilastri del principio “chi inquina paga” applicato al settore idrico.

FAQ

Cos’è l’EPR previsto dalla direttiva sulle acque reflue?

L’EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) obbliga i produttori di farmaci e cosmetici a finanziare almeno l’80% dei costi del trattamento quaternario necessario per rimuovere i microinquinanti dalle acque reflue.

Il Parlamento europeo ha abolito l’EPR?

No. Il Parlamento ha approvato una risoluzione che chiede una revisione del sistema e valuta una possibile sospensione temporanea, ma la direttiva resta in vigore.

Cosa si intende per trattamento quaternario?

È una fase avanzata della depurazione che permette di eliminare sostanze difficili da rimuovere con i trattamenti tradizionali, come residui farmaceutici, PFAS, microplastiche e altri microinquinanti.

Perché il settore farmaceutico contesta il sistema?

Le imprese ritengono che le stime utilizzate per attribuire loro la maggior parte dei costi non siano sufficientemente solide dal punto di vista metodologico e che possano avere effetti negativi sulla disponibilità dei medicinali.

Quando arriverà una decisione definitiva?

La Commissione europea è stata invitata a presentare una nuova valutazione entro la fine del 2026. Solo dopo questa analisi potranno essere valutate eventuali modifiche al sistema attualmente previsto dalla direttiva.

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