È ufficiale: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 49 del 28 febbraio 2026, la proroga del formulario cartaceo fino al 15 settembre 2026 diventa legge. Il sistema di tracciabilità dei rifiuti resta quindi temporaneamente “a doppio binario”.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Il sistema RENTRI resta il perno della tracciabilità, ma imprese e trasportatori potranno continuare a utilizzare il formulario cartaceo in alternativa alle modalità telematiche
La conferma è arrivata con la pubblicazione della legge di conversione del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200.
Tra le modifiche approvate in sede parlamentare, una in particolare era attesa dagli operatori del settore.
Ovvero la possibilità di continuare a utilizzare il formulario di identificazione dei rifiuti in formato cartaceo fino al 15 settembre 2026, in alternativa alle modalità digitali previste dalla disciplina sul RENTRI.
La norma interviene su un passaggio delicato del processo di digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti, riconoscendo che la piena operatività del sistema telematico richiede ancora un periodo di assestamento.
Non si tratta di un arretramento, ma di una scelta pragmatica: garantire continuità operativa alle imprese senza interrompere il percorso verso la completa digitalizzazione.
Il cuore della disposizione è chiaro: fino alla metà di settembre 2026, il formulario può essere emesso anche in modalità cartacea, in alternativa a quanto previsto dall’articolo 7, comma 8, della disciplina che regola le nuove modalità di emissione e gestione digitale.
In concreto, ciò significa che produttori, trasportatori e destinatari di rifiuti non sono obbligati, nell’immediato, ad abbandonare il supporto cartaceo. Il FIR analogico continua ad avere piena validità giuridica, purché compilato secondo le regole vigenti.
La scelta legislativa risponde a esigenze molto concrete. In questi mesi, diversi operatori hanno segnalato difficoltà tecniche, criticità di integrazione con i gestionali aziendali e problemi organizzativi legati alla fase di transizione.
La proroga consente di evitare interruzioni nelle attività di trasporto e conferimento dei rifiuti, che avrebbero potuto generare conseguenze economiche rilevanti.
Non va dimenticato che il formulario non è un mero adempimento formale: è il documento che accompagna fisicamente il rifiuto dal luogo di produzione fino all’impianto di destinazione.
Ogni incertezza operativa su questo passaggio può tradursi in rallentamenti logistici o, peggio, in contestazioni sanzionatorie.
RENTRI resta il punto di arrivo: impatti pratici per imprese e trasportatori
La proroga non mette in discussione l’impianto del Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti. Il RENTRI rimane il fulcro del nuovo sistema, pensato per garantire maggiore trasparenza, uniformità e controllo lungo l’intera filiera.
La digitalizzazione della tracciabilità ha obiettivi ambiziosi: ridurre errori materiali, rendere immediatamente disponibili i dati alle autorità competenti, contrastare fenomeni di gestione illecita e semplificare gli adempimenti attraverso strumenti interoperabili.
Tuttavia, il legislatore ha riconosciuto che il passaggio dal cartaceo al digitale non può essere imposto senza considerare la reale capacità di adattamento delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni.
La proroga fino al 15 settembre 2026 rappresenta quindi una fase di accompagnamento, durante la quale gli operatori potranno completare l’adeguamento tecnologico e organizzativo.
In questo periodo transitorio convivranno due modalità operative:
- emissione del formulario digitale secondo le regole RENTRI;
- utilizzo del formulario cartaceo, ancora pienamente valido.
È una coesistenza temporanea, ma giuridicamente legittimata dalla legge di conversione appena pubblicata.
Dal punto di vista operativo, la proroga offre un margine di sicurezza importante. Le imprese che non hanno ancora ultimato l’integrazione dei propri sistemi informatici con la piattaforma RENTRI possono continuare a lavorare senza il rischio di irregolarità formali.
Allo stesso tempo, chi ha già avviato il processo di digitalizzazione può proseguire nella sperimentazione e nell’utilizzo del FIR digitale, sfruttando questo periodo per consolidare procedure interne e formazione del personale.
È fondamentale, però, non interpretare la proroga come un rinvio sine die. La scadenza del 15 settembre 2026 è fissata in modo preciso e rappresenta, salvo ulteriori interventi normativi, il termine ultimo della fase transitoria.
Una scelta di equilibrio normativo
Ad ogni modo, le aziende che oggi scelgono di rimanere sul cartaceo dovrebbero comunque pianificare per tempo il passaggio al digitale.
Un altro aspetto da considerare riguarda i controlli. Le autorità competenti continueranno a verificare la correttezza della compilazione dei formulari, siano essi cartacei o digitali.
La proroga non attenua infatti gli obblighi sostanziali in materia di tracciabilità: restano invariati i doveri di corretta indicazione dei codici EER, delle quantità, dei soggetti coinvolti e delle operazioni effettuate.
In altre parole, la decisione di prorogare l’utilizzo del formulario cartaceo si colloca in una linea di equilibrio tra innovazione e prudenza.
Da un lato, il legislatore conferma la volontà di modernizzare il sistema; dall’altro, evita di forzare una transizione che potrebbe risultare penalizzante per alcune categorie di operatori.


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