Slitta il termine per la consultazione pubblica sul nuovo sistema EPR dedicato ai prodotti di plastica non da imballaggio. Una fase cruciale che coinvolge imprese e stakeholder nella definizione di regole più sostenibili e responsabili.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Più tempo per contribuire: cosa cambia con la proroga al EPR per la plastica non da imballaggio
Come anticipato, il percorso verso l’introduzione di un sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) per i prodotti plastici non da imballaggio entra in una fase decisiva.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti concesso più tempo agli operatori per inviare osservazioni sulla bozza di decreto, spostando la scadenza all’11 maggio 2026.
Una scelta che, nei fatti, riconosce la complessità del tema e la necessità di raccogliere contributi qualificati da parte delle filiere coinvolte.
Non si tratta solo di un passaggio formale, ma di un momento in cui imprese, associazioni e soggetti istituzionali possono incidere concretamente sull’impostazione del futuro sistema.
Il decreto in consultazione punta infatti a introdurre un modello strutturato che attribuisca ai produttori un ruolo diretto nella gestione del fine vita dei prodotti.
Un cambiamento significativo, soprattutto per quei comparti finora meno coinvolti da obblighi EPR rispetto al settore degli imballaggi.
Finora, gran parte delle politiche di responsabilità estesa si è concentrata sugli imballaggi. Il nuovo schema normativo, invece, amplia il campo di applicazione ai prodotti plastici non da imballaggio, intercettando una quota rilevante di materiali immessi sul mercato.
Parliamo di beni di uso quotidiano, componenti e articoli che, una volta diventati rifiuti, spesso sfuggono a filiere strutturate di raccolta e trattamento. È proprio qui che si inserisce la logica dell’EPR: chi produce deve contribuire anche alla fase finale del ciclo di vita.
Questo approccio si traduce in obblighi organizzativi e finanziari, ma anche in un cambio di prospettiva. Il produttore non è più solo un attore della fase iniziale, ma diventa parte integrante dell’intero ciclo, fino alla gestione del rifiuto.
Responsabilità estesa: cosa significa davvero per le imprese
L’introduzione dell’EPR comporta una serie di implicazioni operative per le aziende. In primo luogo, la necessità di partecipare, direttamente o tramite sistemi collettivi, alla gestione dei rifiuti derivanti dai propri prodotti.
Ciò può includere il finanziamento delle attività di raccolta, trasporto, trattamento e recupero, ma anche la definizione di standard e procedure condivise lungo la filiera. In molti casi, si aprirà la strada alla creazione o al rafforzamento di consorzi dedicati.
Ma l’aspetto più rilevante riguarda il cambiamento culturale richiesto alle imprese. L’EPR spinge infatti verso una maggiore integrazione tra progettazione, produzione e fine vita. Non è più sostenibile immettere sul mercato prodotti difficili da riciclare o gestire.
Uno degli obiettivi centrali del nuovo sistema è incentivare scelte progettuali più sostenibili. L’eco-design diventa uno strumento chiave per ridurre l’impatto ambientale già nella fase di concezione del prodotto.
Questo significa, ad esempio, privilegiare materiali riciclabili, ridurre la complessità delle componenti, evitare sostanze problematiche e facilitare le operazioni di disassemblaggio. In altre parole, progettare pensando già al fine vita.
L’EPR, in questo senso, agisce come leva economica: prodotti più sostenibili possono comportare costi di gestione inferiori, mentre quelli più problematici rischiano di generare oneri maggiori per i produttori.
Si tratta di un meccanismo che mira a orientare il mercato verso soluzioni più circolari, premiando le scelte virtuose e penalizzando quelle meno sostenibili.
La fase di consultazione rappresenta un passaggio fondamentale per calibrare il decreto sulle reali esigenze del sistema produttivo e della gestione dei rifiuti.
Attraverso l’invio di osservazioni, gli stakeholder possono segnalare criticità, proporre modifiche e contribuire a rendere il provvedimento più efficace.
Il Ministero ha messo a disposizione una griglia specifica per la raccolta dei contributi, da compilare e trasmettere via posta elettronica certificata. Un processo strutturato che consente di organizzare e valutare in modo sistematico le proposte ricevute.
La proroga del termine offre quindi un’opportunità concreta per approfondire i contenuti del decreto e partecipare attivamente alla sua definizione. Un passaggio che potrebbe fare la differenza nella fase attuativa.
Verso un modello più circolare
L’introduzione dell’EPR per i prodotti plastici non da imballaggio si inserisce in un quadro più ampio di transizione verso l’economia circolare.
L’Unione europea, da tempo, spinge in questa direzione, fissando obiettivi sempre più stringenti in termini di prevenzione, riuso e riciclo.
In questo contesto, il ruolo dei produttori diventa centrale. Non solo come soggetti obbligati, ma come attori in grado di innovare processi e prodotti. L’EPR può infatti rappresentare un’occasione per ripensare modelli di business e strategie industriali.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale ed efficienza economica, evitando eccessivi oneri ma garantendo al contempo risultati concreti in termini di riduzione dell’impatto.
Con la nuova scadenza fissata all’11 maggio 2026, la consultazione entra nel vivo. Una volta raccolti e analizzati i contributi, il Ministero procederà alla definizione finale del decreto.
Seguirà poi la fase di attuazione, che richiederà ulteriori passaggi operativi, tra cui la definizione dei sistemi di gestione, delle modalità di finanziamento e degli obblighi per i diversi soggetti coinvolti.

