Il caso della discarica di Tor Tignosa continua a dividere Pomezia. Dopo la discussione in Consiglio comunale, la comunità attende risposte concrete sul futuro del territorio e su un progetto che potrebbe cambiarne in modo profondo l’equilibrio ambientale.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.

La comunità di Pomezia chiede risposte sulla discarica di Tor Tignosa: tra proroghe regionali e interessi incrociati

Come anticipato, a distanza di alcune settimane dalla seduta straordinaria del Consiglio comunale di fine settembre, la questione della maxi discarica di Tor Tignosa non si è affatto calmata.

Anzi, il progetto, enorme per dimensioni e collocazione, continua a sollevare interrogativi, timori e prese di posizione sempre più nette.

Il punto di partenza resta lo stesso: un impianto da 4,5 milioni di metri cubi, nove volte il vicino VII invaso della discarica di Albano, progettato a soli cinquecento metri dal quartiere “Roma 2” di Santa Palomba e dalla scuola Fabrizio De Andrè.

Una vicinanza che continua a far discutere, soprattutto tra i residenti che, proprio in questo periodo, stanno organizzando assemblee e gruppi di confronto per capire cosa li aspetti davvero nei prossimi mesi.

Infatti, durante la seduta di settembre, annunciata come un passaggio cruciale, non sono arrivate le risposte che molti si aspettavano.

L’interrogazione del consigliere di opposizione Giacomo Castro (Valore Civico) alla sindaca Veronica Felici ha dato voce ai dubbi sulla compatibilità dell’impianto con il Piano regionale dei rifiuti e sulle misure necessarie per proteggere i cittadini.

Tuttavia, nel corso delle settimane successive, le preoccupazioni non si sono attenuate.
Ad ogni modo, il progetto, come noto, non nasce oggi.

Bisogna tornare al 2020, alla seconda giunta Zingaretti, quando la Regione Lazio rilasciò una valutazione di impatto ambientale favorevole. Un provvedimento che sembrava destinato a scadere e che molti consideravano superato.

E invece, lo scorso agosto, il presidente della Regione Francesco Rocca ha prorogato l’autorizzazione per ulteriori cinque anni.

La richiesta è arrivata direttamente dal sindaco di Roma e commissario del Giubileo, Roberto Gualtieri. Una convergenza politica piuttosto insolita, tra centrodestra e centrosinistra, che ha inevitabilmente alimentato discussioni e sospetti.

Proprietà inattese e rifiuti non “inerti”: i nodi che alimentano i timori dei cittadini

Ad ogni modo, ciò che continua a colpire l’opinione pubblica sono i nomi che emergono dietro la proprietà dei terreni.

La parte principale dell’area destinata all’impianto risulta infatti di proprietà di una congregazione religiosa legata al Vaticano, mentre una porzione minore risulta intestata alla Rai.

Due soggetti che nessuno si sarebbe aspettato all’interno di una vicenda di gestione dei rifiuti, e che contribuiscono ad aumentare dunque le perplessità in merito. 

Un altro nodo che nel frattempo non si è sciolto riguarda la tipologia dei materiali che la discarica dovrebbe accogliere. Se ufficialmente si parla di rifiuti “inerti”, la documentazione racconta qualcosa di diverso.

Tra i codici autorizzati compaiono ceneri da inceneritori, fanghi industriali e sostanze non propriamente innocue.

Una discrepanza che alimenta timori sempre più concreti, soprattutto considerando la distanza di appena tre chilometri e mezzo dall’inceneritore di Santa Palomba.

Molti cittadini temono, e lo dicono apertamente, che Tor Tignosa possa diventare il terminale naturale di un sistema di smaltimento costruito per servire Roma, ma con impatti pagati dalle comunità periferiche.

In questo clima, gli abitanti del quartiere “Roma 2” continuano a vivere con una crescente apprensione.

Chi ha acquistato una casa in zona l’ha fatto immaginando un contesto residenziale in crescita, non certo la possibilità di vivere a pochi passi da un impianto di smaltimento.

Le famiglie della scuola Fabrizio De Andrè, dal canto loro, temono conseguenze sulla salute dei bambini e sulla qualità dell’aria che respirano ogni giorno.

Non meno importante è l’impatto economico: molti parlano già di un mercato immobiliare paralizzato, con compravendite bloccate e proprietari preoccupati.

Oltre Tor Tignosa: il nodo regionale sulla gestione dei rifiuti nel Lazio

Intanto, ad Albano, dove il ricordo della discarica di Roncigliano è ancora vivo, il tema è arrivato in Consiglio grazie al consigliere Marco Moresco.

Tuttavia, anche lì la discussione non è ancora entrata ufficialmente nell’ordine del giorno. In molti sperano infatti che i prossimi mesi possano essere quelli in cui anche Albano deciderà di affrontare il tema senza ulteriori rinvii.

La questione, ormai è chiaro a tutti, non riguarda solo un singolo impianto. In gioco c’è il modello di gestione dei rifiuti nel Lazio.

Pomezia e Albano si trovano schiacciate tra le decisioni della Regione e le esigenze della Capitale, con la sensazione crescente di essere diventate terre di compensazione. Le comunità locali sono stanche di sentirsi semplici spettatrici di decisioni prese altrove.

Ciò che appare evidente è che la questione sarà lunga e complicata, destinata a superare i confini comunali e a coinvolgere sempre più attori istituzionali. I cittadini, però, sembrano determinati a far sentire la propria voce.

La seduta di settembre potrebbe essere stata dunque solo il primo capitolo di una vicenda destinata ad accompagnare il territorio ancora per molto.

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