L’Unione europea prepara un nuovo passo nella transizione verso un’economia realmente circolare. Il 23 settembre 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE il parere C/2026/4650 del Comitato economico e sociale europeo (CESE), dedicato al futuro Circular Economy Act e al consumo responsabile delle risorse entro i limiti del pianeta.
Il documento nasce da una richiesta della Commissione europea dell’11 febbraio 2026 ed è stato adottato dal CESE in plenaria il 17 giugno con 207 voti favorevoli, 4 contrari e 5 astensioni.
La precisazione è fondamentale: non siamo ancora davanti al testo definitivo del Circular Economy Act e il parere non introduce nuovi obblighi direttamente applicabili alle imprese. Si tratta di un parere esplorativo attraverso il quale il CESE indica alla Commissione le priorità che, secondo il Comitato, dovrebbero caratterizzare il futuro intervento legislativo europeo.
E il messaggio è piuttosto chiaro: per accelerare la circolarità non basta migliorare la gestione dei rifiuti. Occorre creare un vero mercato europeo delle materie prime secondarie e rendere economicamente convenienti i modelli basati su riutilizzo, riparazione e remanufacturing.
Circular Economy Act: materie prime seconde al centro delle nuove politiche UE
Una delle indicazioni più importanti contenute nel parere riguarda proprio le materie prime secondarie, cioè i materiali recuperati che possono rientrare nei cicli produttivi sostituendo, almeno in parte, l’utilizzo di risorse vergini.
Secondo il CESE, uno dei pilastri del futuro Circular Economy Act dovrebbe essere rappresentato da incentivi capaci di creare un mercato forte e ben funzionante delle materie prime secondarie, accompagnato dalla diffusione di modelli di business circolari. Tra questi vengono espressamente richiamate le attività di riutilizzo, riparazione e remanufacturing.
Il tema è particolarmente rilevante perché evidenzia un limite strutturale della transizione circolare: recuperare un materiale non è sufficiente se poi non esiste una domanda stabile capace di assorbirlo nuovamente nei processi produttivi.
Il futuro intervento europeo dovrebbe quindi agire non soltanto sull’offerta di materiali recuperati, ma anche sulle condizioni economiche e normative che ne favoriscono l’impiego.
Il CESE chiede inoltre che il nuovo atto sia accompagnato da una chiara mappatura delle norme, dei regolamenti, dei piani d’azione e delle strategie già esistenti in materia di economia circolare. L’obiettivo è evitare che il nuovo quadro si trasformi nell’ennesimo livello normativo sovrapposto a disposizioni già operative.
Da questo punto di vista, il nodo non è soltanto introdurre nuove regole, ma renderle coerenti e facilmente applicabili in un mercato europeo ancora caratterizzato da differenze operative e normative.
Riuso, riparazione e appalti pubblici: come stimolare la domanda di prodotti circolari
La strategia delineata dal CESE guarda anche oltre il riciclo tradizionalmente inteso.
Il futuro Circular Economy Act dovrebbe infatti favorire modelli economici capaci di mantenere prodotti e materiali in uso più a lungo, intervenendo quindi prima che questi diventino rifiuti.
È in questa logica che assumono particolare importanza il riutilizzo, la riparazione e il remanufacturing.
La differenza non è secondaria. Un’economia circolare efficace non dovrebbe limitarsi a recuperare materia alla fine della vita utile di un prodotto, ma dovrebbe puntare innanzitutto a prolungarne l’utilizzo e preservarne il valore economico e materiale.
Tra gli strumenti indicati dal Comitato compare inoltre il ruolo degli appalti pubblici. La domanda generata dalle amministrazioni può infatti rappresentare una leva importante per sostenere prodotti, servizi e materiali circolari, creando un mercato sufficientemente stabile da favorire nuovi investimenti delle imprese.
Parallelamente, il CESE richiama l’esigenza di una maggiore armonizzazione del quadro europeo. La circolarità dei materiali difficilmente può funzionare su scala continentale se criteri, procedure e condizioni di mercato cambiano significativamente da uno Stato membro all’altro.
Il punto critico sarà quindi trasformare questi principi in strumenti capaci di funzionare nella pratica. Incentivare il materiale riciclato, per esempio, può avere effetti limitati se quello vergine continua a essere economicamente più conveniente oppure se permangono ostacoli normativi alla circolazione e all’impiego delle materie secondarie.
Non è ancora una nuova legge: cosa significa il parere del CESE per le imprese
Il documento pubblicato il 23 settembre deve essere interpretato correttamente soprattutto dalle imprese.
Il parere C/2026/4650 non coincide con il futuro Circular Economy Act. È un documento consultivo adottato dal Comitato economico e sociale europeo su richiesta della Commissione, nell’ambito del percorso che precede la futura iniziativa europea.
Non introduce quindi, da solo, nuovi obblighi relativi all’utilizzo di materie prime secondarie, al riciclo o agli acquisti delle aziende.
Rappresenta però un’indicazione significativa della direzione auspicata per la futura politica europea sull’economia circolare: meno attenzione esclusiva alla fase finale di gestione del rifiuto e maggiore intervento sull’intero ciclo economico delle risorse.
Per le imprese che operano nel recupero dei rifiuti e nella produzione di materie prime secondarie, il punto più interessante è probabilmente proprio questo. Il problema non viene più affrontato soltanto come questione ambientale, ma anche come questione industriale e di mercato.
Creare domanda per i materiali recuperati, rendere più convenienti i modelli circolari e ridurre la frammentazione normativa può infatti incidere direttamente sulla competitività delle filiere del recupero.
Resta ora da vedere quali delle raccomandazioni del CESE verranno effettivamente recepite dalla Commissione nella futura proposta legislativa. Fino alla presentazione e all’approvazione del Circular Economy Act, sarebbe quindi prematuro parlare di nuovi obblighi per le aziende. Il parere rappresenta piuttosto una fotografia molto chiara delle priorità che stanno accompagnando la preparazione del prossimo quadro europeo sulla circolarità.
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