La proroga del formulario rifiuti (FIR) cartaceo fino al 15 settembre 2026 riapre il dibattito sulla gestione della transizione digitale del RENTRI, tra esigenze operative delle imprese, criticità tecniche e interrogativi sulla governance politica del processo.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagi.
Digitalizzazione sì, ma con gradualità: il nodo della governance torna centrale con la proroga del FIR cartaceo
Come anticipato, la decisione di prorogare l’utilizzo del formulario rifiuti cartaceo fino al 15 settembre 2026 ha riacceso un confronto che va ben oltre l’aspetto tecnico.
Al centro non c’è soltanto la scelta di mantenere un doppio regime, cartaceo e digitale, ma il modo in cui è stata governata la transizione verso il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti.
L’emendamento approvato in sede di conversione del decreto milleproroghe, sostenuto in modo bipartisan, consente alle imprese di continuare a utilizzare il modello cartaceo in alternativa al formulario digitale (xFIR).
Prevedendo dunque anche la sospensione delle sanzioni legate alla trasmissione dei dati alla piattaforma RENTRI.
Una scelta che, secondo i promotori, non rappresenta un arretramento rispetto al percorso di digitalizzazione, ma un intervento di equilibrio per evitare blocchi operativi e incertezze applicative.
Il passaggio al formulario digitale era stato inserito in un cronoprogramma definito già nel 2023, con l’obiettivo di rendere pienamente operativa la tracciabilità informatica dei rifiuti su scala nazionale.
Il cosiddetto “switch day” del 13 febbraio avrebbe dovuto segnare un punto di non ritorno. Tuttavia, proprio nella fase di avvio, il sistema ha mostrato criticità evidenti.
Il blocco della piattaforma nel giorno del debutto e i rallentamenti segnalati da numerosi operatori hanno alimentato un clima di incertezza.
In molti casi si è fatto ricorso alle modalità di emergenza, già previste dalla normativa, che consentono di utilizzare il formulario cartaceo qualora il sistema digitale non sia accessibile.
La proroga ora approvata non introduce, quindi, una soluzione del tutto nuova, ma consolida giuridicamente una prassi che di fatto era già stata attivata per far fronte alle difficoltà tecniche.
La differenza sostanziale è che il doppio regime non sarà più solo una valvola di sicurezza emergenziale. Piuttosto una possibilità stabilita per legge fino a metà settembre 2026.
Continuità operativa e rischio contenziosi
Dal punto di vista delle imprese, la priorità resta la continuità operativa. Il trasporto e la gestione dei rifiuti non possono subire interruzioni a causa di malfunzionamenti informatici.
Ogni blocco amministrativo si traduce in costi, ritardi nei cantieri, accumuli nei siti produttivi e potenziali contestazioni.
La proroga viene quindi letta come una misura di tutela, capace di garantire stabilità in una fase ancora di assestamento.
La sospensione delle sanzioni sull’invio dei dati dell’xFIR al RENTRI riduce inoltre il rischio di contenziosi legati a inadempimenti non imputabili agli operatori, ma a criticità del sistema.
È evidente, però, che una fase transitoria così estesa non può essere considerata neutra. Il mantenimento del doppio regime implica costi organizzativi, formazione su procedure parallele e gestione di flussi documentali differenziati.
Inoltre, può rallentare l’adozione piena degli strumenti digitali da parte di quegli operatori che, in assenza di obbligo stringente, potrebbero preferire restare su modalità tradizionali.
Il Ministero dell’Ambiente ha espresso parere favorevole agli emendamenti, sottolineando la necessità di affrontare le innovazioni con gradualità e pragmatismo.
La digitalizzazione resta un obiettivo strategico, soprattutto in un settore sensibile come quello dei rifiuti, dove la tracciabilità è anche strumento di contrasto agli illeciti.
Tuttavia, il richiamo alla gradualità si inserisce in un contesto in cui, fino a pochi mesi prima, il calendario di attuazione era stato presentato come definito e uniforme.
In altre parole, la correzione introdotta dal legislatore evidenzia che la pianificazione iniziale non ha pienamente tenuto conto delle complessità operative e infrastrutturali.
Il vero tema: la governance del processo
La proroga del formulario cartaceo, al di là delle dichiarazioni politiche, riporta al centro una questione più ampia. Ovvero chi governa davvero il processo di digitalizzazione e con quali strumenti di coordinamento?
Come sappiamo, la transizione al RENTRI non è un semplice aggiornamento informatico, ma una riforma strutturale che coinvolge migliaia di imprese, enti locali, trasportatori, impianti di trattamento e professionisti.
Richiede una cabina di regia capace di monitorare l’implementazione, raccogliere feedback dal territorio, intervenire rapidamente sulle criticità e garantire coerenza normativa.
Il fatto che sia stato necessario un intervento legislativo per consolidare il doppio regime indica che il percorso non è stato lineare.
Inoltre, in una riforma di questa portata, la tenuta dell’infrastruttura tecnologica è solo una parte dell’equazione. L’altra riguarda la capacità politica e amministrativa di accompagnare il cambiamento, anticipando problemi e modulando tempi e obblighi.

