Dal 4 febbraio 2026 entra in vigore il nuovo decreto sulle fonti rinnovabili, che aggiorna il quadro normativo italiano agli obiettivi europei 2030, rafforzando sostenibilità, trasparenza dei dati e qualità tecnica degli interventi.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli. 

Dalla sostenibilità delle biomasse alle comunità energetiche: una riforma trasversale per le rinnovabili entro il 2030

Con la pubblicazione del decreto legislativo 9 gennaio 2026, n. 5, l’Italia compie un nuovo passo nel percorso di allineamento alle politiche energetiche europee.

Il provvedimento recepisce le modifiche introdotte dalla direttiva (UE) 2023/2413, intervenendo in modo organico sulla disciplina nazionale delle fonti rinnovabili.

Inoltre, aggiornando il decreto legislativo n. 199/2021, che resta il pilastro della normativa italiana in materia di energia verde. Il primo elemento di rilievo riguarda proprio l’impostazione generale del decreto.

Non si tratta di un semplice adeguamento formale, ma di unarevisione strutturata che si articola in sei Capi e 51 articoli, con l’obiettivo di rendere coerente il quadro normativo interno con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima aggiornato.

L’orizzonte temporale è quello del 2030, con target più elevati e strumenti pensati per accelerare la transizione, riducendo al contempo le incertezze regolatorie.

Il Capo I interviene sul cuore della disciplina delle rinnovabili. Vengono innalzati gli obiettivi nazionali diproduzione da fonti pulite, in linea con le nuove soglie europee, ma soprattutto si rafforzano i criteri di sostenibilità.

Biomasse e biocarburanti, da tempo al centro di un dibattito complesso, sono sottoposti a requisiti più stringenti, sia sotto il profilo ambientale sia in termini di tracciabilità delle filiere.

In parallelo, il decreto introduce regole più puntuali sulle garanzie di origine e sull’accesso ai dati energetici, elementi sempre più centrali in un mercato che richiede affidabilità e verificabilità delle informazioni.

Un aspetto innovativo riguarda anche la ricarica intelligente e l’integrazione tra produzione rinnovabile e consumi.

Il legislatore riconosce il ruolo crescente delle tecnologie digitali e dei sistemi di gestione avanzata dell’energia, creando le basi normative per un utilizzo più efficiente delle reti e per una maggiore partecipazione attiva degli utenti finali.

Trasparenza dei dati, comunità energetiche e competenze: i nuovi pilastri del decreto

Il Capo II sposta l’attenzione sul settore elettrico, modificando il decreto legislativo n. 79/1999.

Qui il focus è sulla trasparenza: operatori e consumatori dovranno poter accedere a informazioni chiare e aggiornate sulla quota di energia rinnovabile immessa in rete e sulle emissioni associate.

Il coinvolgimento di ARERA e del gestore della rete di trasmissione nazionale rafforza il presidio istituzionale su questi flussi informativi, con l’obiettivo di rendere il sistema più leggibile e confrontabile, anche a livello europeo.

Nel Capo III invece il decreto agisce sulla disponibilità dei dati, intervenendo sul d.lgs. n. 93/2011.

L’attenzione è rivolta in particolare agli auto consumatori e alle comunità energetiche rinnovabili, soggetti che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante.

Rendere accessibili e interoperabili le informazioni sull’energia prodotta e condivisa significa favorire modelli di consumo collaborativi e sostenere lo sviluppo di mercati locali dell’energia, basati su regole chiare e su una maggiore fiducia tra gli attori coinvolti.

Seguendo, il Capo IV affronta un tema spesso trascurato, ma cruciale per la qualità degli interventi: la professionalità degli operatori.

Aggiornando il sistema di certificazione previsto dal d.lgs. n. 28/2011, il decreto estende gli obblighi di qualificazione anche ai progettisti e rafforza i percorsi formativi.

Non si tratta solo di ottenere una certificazione iniziale, ma di mantenerla nel tempo attraverso requisiti più rigorosi.

L’obiettivo è innalzare il livello tecnico complessivo del settore, riducendo errori progettuali e installazioni non conformi che, nel lungo periodo, possono compromettere l’efficacia degli investimenti in rinnovabili.


Efficienza, pianificazione e carburanti: verso una strategia energetica realmente integrata

Con il Capo V, che modifica il d.lgs. n. 102/2014, il legislatore prova a superare una tradizionale frammentazione tra politiche di efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili.

La pianificazione energetica nazionale viene rafforzata attraverso una valutazione più strutturata del potenziale di FER e del recupero di calore e freddo di scarto.

Questa integrazione, inserita nel quadro del PNIEC, mira a massimizzare i benefici complessivi, evitando sovrapposizioni e sfruttando sinergie spesso poco considerate.

Infine, il Capo VI interviene sul settore dei carburanti, aggiornando il d.lgs. n. 66/2005. Le nuove specifiche tecniche e gli obblighi informativi rispondono alla necessità di allineare il mercato dei trasporti agli obiettivi di decarbonizzazione europei.

Anche in questo caso, la revisione non è solo tecnica, ma strategica: il sistema nazionale viene adattato a un contesto in cui la riduzione delle emissioni passa anche attraverso carburanti più sostenibili e una maggiore trasparenza verso i consumatori.

Nel complesso, il decreto legislativo n. 5/2026 segna un passaggio importante per il sistema energetico italiano.

Più che introdurre singole misure, costruisce un quadro integrato che tiene insieme obiettivi ambientali, qualità dei dati, competenze professionali e pianificazione di lungo periodo.

Una riforma ampia, che pone le basi per una transizione energetica più solida e coerente con le sfide dei prossimi anni.

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