Cambiano le regole per i centri di raccolta dei rifiuti urbani. Il nuovo Decreto 26 marzo 2026 introduce una disciplina completamente aggiornata che sostituisce quella in vigore dal 2008, ridefinendo organizzazione, gestione e obblighi operativi per Comuni e gestori.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.

Dal 14 maggio 2026 entrano in vigore nuove regole su gestione, sicurezza e tracciabilità dei centri comunali

Come anticipato, il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il nuovo decreto dedicato ai centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, introducendo una revisione ampia della normativa che per quasi vent’anni ha regolato queste strutture.

Il provvedimento entrerà ufficialmente in vigoreil 14 maggio 2026 e comporterà l’abrogazione del precedente decreto ministeriale del 2008, insieme alle successive modifiche del 2009.

Il nuovo quadro normativo punta a uniformare la gestione dei centri comunali e intercomunali, rafforzando soprattutto gli aspetti legati alla sicurezza, alla tracciabilità dei rifiuti e alla qualità della raccolta differenziata.

Allo stesso tempo, il decretoamplia il ruolo dei centri di raccolta. Questi ultimi non vengono più considerati semplici aree di conferimento ma strumenti integrati nelle politiche di economia circolare e riutilizzo dei beni.

Una delle principali novità riguarda proprio la definizione dei centri di raccolta.

In particolare, essi vengono identificati come aree presidiate e organizzate per il raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani provenienti sia dalle utenze domestiche sia da alcune categorie di utenze non domestiche.

Il decreto chiarisce inoltre che la pianificazione dei centri dovrà essere effettuata a livello comunale o intercomunale, tenendo conto delle caratteristiche del territorio, del numero di utenti serviti e dell’economicità del servizio.

Comuni ed enti d’ambito avranno anche il compito di disciplinare con propri regolamenti le modalità di gestione, accesso e conferimento dei rifiuti. Particolare attenzione viene dedicata anche agli aspetti strutturali e ambientali.

I centri dovranno rispettare requisiti tecnici più dettagliati rispetto al passato, con obblighi relativi a impermeabilizzazione delle superfici, gestione delle acque meteoriche, sistemi di sicurezza, illuminazione e recinzioni.

Il decreto prevede anche specifiche misure per limitare l’impatto visivo delle strutture e ridurre il consumo di nuovo suolo, privilegiando aree già impermeabilizzate o da riqualificare.

Nuove regole operative per gestione, sicurezza e tracciabilità dei rifiuti nei centri di raccolta 

Sul piano operativo vengono introdotte regole più precise per la gestione dei rifiuti conferiti.

I materiali dovranno essere separati perflussi omogenei, distinguendo chiaramente i rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi e quelli destinati al recupero da quelli destinati allo smaltimento.

Il personale addetto sarà chiamato a effettuare controlli visivi sui conferimenti e a garantire una gestione sicura dei materiali.

Viene inoltre vietato il disassemblaggio dei rifiuti all’interno dei centri, mentre eventuali operazioni di riduzione volumetrica potranno essere effettuate solo sui rifiuti solidi non pericolosi e senza compromettere il successivo recupero.

Non solo, il decreto dedica anche spazio anche alla formazione degli operatori. I gestori dovranno assicurare la presenza di personale qualificato e adeguatamente formato sia sulla gestione delle diverse tipologie di rifiuti sia sulle procedure di sicurezza e di emergenza.

Un focus specifico riguarda i RAEE, cioè i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, per i quali sono previste indicazioni operative dedicate. Tra le novità più rilevanti emerge anche il rafforzamento della tracciabilità documentale.

La disciplina aggiorna infatti gli obblighi relativi ai registri e alle schede di conferimento. Inserendosi dunque nel più ampio percorso di digitalizzazione della gestione dei rifiuti collegato al RENTRI.

Il decreto introduce modelli specifici per il conferimento dei rifiuti da parte delle utenze non domestiche e per la gestione dei rifiuti in uscita dai centri, prevedendo anche sistemi di registrazione utili alla predisposizione dei bilanci di massa e volumetrici.

Riuso, nuovi flussi conferibili e un anno di tempo per adeguare i centri esistenti 

Un altro elemento centrale della riforma riguarda il riuso e la prevenzione della produzione dei rifiuti.

I Comuni potranno infatti realizzare all’interno dei centri apposite aree dedicate all’esposizione temporanea di beni usati ancora funzionanti. Favorendo così lo scambio tra privati e il riutilizzo degli oggetti prima che diventino rifiuti.

Questi spazi dovranno però rimanere separati dalle aree destinate alla raccolta dei materiali da avviare a recupero o smaltimento.

Il provvedimento amplia inoltre le tipologie di rifiuti conferibili. In particolare includendo specifiche disposizioni per particolari categorie come RAEE, batterie, rifiuti sanitari assimilati agli urbani e rifiuti liquidi.
Viene chiarito anche il ruolo delle utenze non domestiche ammesse ai centri di raccolta, con riferimenti alle attività indicate nel Testo Unico Ambientale.

Per i centri già esistenti è previsto un periodo transitorio di dodici mesi. Le strutture dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni entro il 14 maggio 2027.

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