La California lancia un ambizioso piano per trasformare l’industria della moda: con il Responsible Textiles Recovery Act, il riciclo, la riparazione e la sostenibilità diventano obbligatori, dichiarando guerra a sprechi e sostanze nocive.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli. 

Moda e California: la nuova legge obbliga i produttori tessili a riciclo, riparazione e sostenibilità ambientale

La moda si reinventa in California, segnando un passo cruciale verso la sostenibilità ambientale. 

Il Responsible Textiles Recovery Act, firmato il 28 settembre 2024 dal governatore Gavin Newsom, introduce un sistema di responsabilità estesa per i produttori tessili. 

Nello specifico puntando a ridurre i rifiuti, migliorare la gestione dei materiali a fine vita e promuovere un’economia circolare. Questa iniziativa rende lo Stato un pioniere nella lotta contro la moda usa e getta e le sostanze chimiche nocive.

Con oltre 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti tessili smaltiti solo in California nel 2021, la maggior parte dei quali riutilizzabili o riciclabili, la necessità di intervenire è evidente. 

Il Responsible Textiles Recovery Act obbliga i produttori a prendersi carico dell’intero ciclo di vita dei propri prodotti, dalla progettazione fino allo smaltimento. Questa svolta mira a frenare l’impatto ambientale di un’industria spesso associata a sprechi e inquinamento.

La legge impone ai marchi di aderire a una Producer Responsibility Organization (PRO), un ente incaricato di coordinare e finanziare programmi di raccolta, riutilizzo e riciclo dei tessuti. 

Per coprire i costi, i produttori saranno soggetti a una tassa proporzionale alla quantità di articoli immessi sul mercato, incentivando così la riduzione della produzione di capi a basso costo e breve durata.

Obiettivi ambiziosi e un cambiamento culturale

Il cuore della normativa non si limita al riciclo, ma punta a ridefinire l’intero processo produttivo. I produttori saranno dunque spinti a utilizzare materiali eco-compatibili e a progettare capi più resistenti e facilmente riparabili.

Inoltre, dovranno ridurre gli sprechi e l’inquinamento durante la produzione. Questo approccio intende trasformare il settore tessile da un modello lineare a uno circolare, dove ogni risorsa è ottimizzata e reintegrata nel sistema.

Per garantire che la legge produca risultati tangibili, sono previsti rigorosi meccanismi di monitoraggio. Le PRO dovranno presentare piani dettagliati di gestione dei rifiuti tessili entro il 1° luglio 2030, con obiettivi specifici e scadenze chiare. 

Questo assicurerà che i produttori rispettino gli impegni assunti, spingendo verso un cambiamento reale e misurabile.

La lotta alle sostanze chimiche pericolose

Un ulteriore elemento innovativo è la gestione delle sostanze nocive come i PFAS, spesso presenti nei tessuti. 

Le PRO saranno incaricate di prevenire la contaminazione durante i processi di riciclaggio e di individuare soluzioni sicure per il trattamento dei materiali non recuperabili. 

Questa attenzione ai dettagli rappresenta un passo fondamentale per garantire che i materiali riciclati siano sicuri e adatti a nuovi utilizzi.

L’approvazione della legge è stata accolta con entusiasmo da organizzazioni ambientaliste e associazioni di consumatori. Secondo Greenpeace: 

L’iniziativa potrebbe rappresentare un esempio da seguire per altre nazioni, spingendo il settore tessile globale verso una maggiore sostenibilità. L’Europa, che già si è distinta per politiche green, potrebbe trovare ispirazione in questa legge per rafforzare le proprie normative.

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