La pubblica amministrazione può conferire gratuitamente i RAEE tramite il sistema nazionale, ma con i nuovi CAM ICT la gestione del fine vita diventa un obbligo strutturato, tra tracciabilità, verifiche documentali e responsabilità operative più stringenti.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Responsabilità rafforzate nella pubblica amministrazione in merito ai RAEE
La gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) all’interno della pubblica amministrazione sta attraversando una fase di evoluzione significativa.
Se fino a poco tempo fa il tema era spesso relegato a una questione marginale, oggi assume unacentralità operativa e normativa, soprattutto alla luce delle recenti disposizioni sui criteri ambientali minimi (CAM) per il settore ICT.
Uno degli aspetti meno conosciuti, ma potenzialmente più vantaggiosi per gli enti pubblici, riguarda la possibilità di conferire gratuitamente i RAEE attraverso il sistema coordinato a livello nazionale.
Un’opzione già prevista, ma ancora sottoutilizzata, che oggi si inserisce in un contesto normativo più rigoroso e orientato alla responsabilizzazione delle amministrazioni.
Le pubbliche amministrazioni, infatti, possono accedere al sistema nazionale di gestione dei RAEE iscrivendosi al portale del Centro di Coordinamento nella categoria dei “grandi utilizzatori”.
Questo consente di conferire apparecchiature dismesse, come computer, stampanti, tablet e smartphone, senza sostenere i costi tipici associati alla gestione dei rifiuti speciali.
Il vantaggio non è solo economico. Utilizzare il circuito nazionale significa anche assicurare che i rifiuti vengano trattati all’interno di una filiera controllata, composta da impianti autorizzati e specializzati nel recupero di materia.
In questo modo si riduce il rischio di gestione impropria e si contribuisce al raggiungimento degli obiettivi ambientali nazionali.
Eppure, nonostante la presenza di un sistema strutturato e funzionante, molte amministrazioni continuano a gestire i RAEE come rifiuti speciali, affrontando costi evitabili e complicazioni burocratiche.
Le cause sono spesso interne: scarsa conoscenza delle procedure, difficoltà nella classificazione dei rifiuti e frammentazione delle competenze tra uffici.
CAM ICT: il fine vita entra nel ciclo dell’appalto
Il vero elemento di novità è rappresentato dai nuovi CAM ICT adottati nel marzo 2026, che segnano un cambio di paradigma. La gestione del fine vita delle apparecchiature non è più un momento residuale, ma diventa parte integrante del ciclo dell’appalto pubblico.
Questo significa che le amministrazioni sono chiamate a pianificare e controllare fin dall’inizio anche la fase di dismissione dei dispositivi.
Non si tratta più solo di smaltire correttamente i rifiuti, ma di dimostrare, attraverso documentazione precisa, che l’intero processo avviene nel rispetto della normativa vigente.
In particolare, viene richiesto alle stazioni appaltanti di verificare sia la documentazione di trasporto dei RAEE sia quella che attesta l’effettiva consegna a impianti autorizzati.
Un passaggio fondamentale, che introduce un obbligo di controllo concreto e non più solo formale.
L’introduzione di questi obblighi rafforza il principio di tracciabilità, già centrale nella normativa ambientale. Ogni fase della gestione dei RAEE deve essere documentata, verificabile e coerente con gli standard previsti.
Per le pubbliche amministrazioni, questo si traduce in una maggiore responsabilità operativa. Non basta più affidare il rifiuto a un soggetto terzo: è necessario assicurarsi che l’intera filiera sia conforme, dalla raccolta fino al trattamento finale.
In questo contesto, il sistema nazionale coordinato rappresenta una soluzione particolarmente efficace. Affidandosi a un circuito già strutturato e monitorato, gli enti possono semplificare le verifiche e ridurre il rischio di non conformità.
C’è poi un ulteriore elemento da considerare: i RAEE conferiti attraverso il sistema nazionale contribuiscono al calcolo delle performance di raccolta del Paese.
Un aspetto non secondario, considerando che gli obiettivi fissati a livello europeo sono ancora lontani dall’essere pienamente raggiunti.
In altre parole, una gestione più efficiente da parte della pubblica amministrazione può avere un impatto diretto anche sugli indicatori nazionali.
Incrementare i conferimenti corretti significa migliorare la capacità complessiva del sistema di intercettare e trattare i rifiuti tecnologici.
Gli ostacoli interni restano il nodo principale
Nonostante i vantaggi evidenti, il principale limite alla diffusione di queste pratiche resta di natura organizzativa.
Molte amministrazioni faticano a integrare la gestione dei RAEE nei propri processi interni, soprattutto quando mancano competenze specifiche o procedure standardizzate.
La classificazione dei rifiuti, ad esempio, può generare incertezze, così come l’individuazione del corretto canale di conferimento. A questo si aggiunge la difficoltà di coordinare diversi uffici, spesso coinvolti a vario titolo nella gestione delle apparecchiature.
Il rischio, in questi casi, è duplice: da un lato si sostengono costi non necessari, dall’altro si espone l’ente a possibili criticità sul piano della conformità normativa.
In altre parole, il quadro che emerge è quello di una progressiva evoluzione verso una gestione più strutturata dei RAEE nella pubblica amministrazione.
I nuovi CAM ICT non introducono solo obblighi, ma anche un approccio più integrato, che richiede pianificazione, controllo e responsabilità lungo tutto il ciclo di vita delle apparecchiature.
In questo scenario, il sistema nazionale di conferimento gratuito rappresenta una leva concreta per facilitare l’adeguamento alle nuove regole.


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