La Commissione europea ha di recente presentato AccelerateEU, il nuovo piano anti crisi per l’energia pensato per contenere l’impatto dei rincari e rafforzare l’autonomia energetica dell’Unione. Tra le priorità indicate da Bruxelles c’è anche il sostegno a biogas e biometano.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Il nuovo piano per l’energia AccelerateEU che punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati
Come anticipato, la Commissione europea ha annunciato una nuova strategia per affrontare gli effetti della crisi energetica e ridurre la dipendenza dell’Unione dai combustibili fossili acquistati all’estero.
Il piano, denominato AccelerateEU, mira a offrire un sostegno immediato a famiglie e imprese, accompagnando al tempo stesso la transizione verso un sistema energetico più autonomo e sostenibile.
Secondo Bruxelles, infatti, l’Europa continua a dipendere in modo significativo dalle importazioni energetiche. Nello specifico, circa il 57% del fabbisogno energetico europeo è ancora coperto da fonti fossili provenienti da Paesi terzi.
Non a caso, nel 2025 la spesa complessiva per questi acquisti ha raggiunto i 340 miliardi di euro.
A incidere ulteriormente è stato anche l’aumento dei prezzi internazionali legato alle tensioni geopolitiche, che ha fatto crescere il conto energetico senza incrementare i volumi disponibili.
La nuova strategia si sviluppa dunque su cinque direttrici principali. La prima riguarda una maggiore cooperazione tra Stati membri, con acquisti congiunti di gas e petrolio per rafforzare il potere negoziale europeo.
La seconda punta alla protezione di consumatori e imprese attraverso misure temporanee contro il caro bollette. La terza riguarda l’accelerazione dell’elettrificazione e l’aumento della produzione energetica interna.
La quarta prevede una migliore integrazione dei sistemi energetici nazionali, mentre la quinta si concentra sul rilancio degli investimenti.
Misure di sostegno a famiglie e imprese e il ruolo di biogas e biometano
Sul fronte economico, la Commissione stima che per completare la transizione energetica serviranno circa 660 miliardi di euro all’anno fino al 2030.
Bruxelles ha inoltre chiarito che le sole risorse pubbliche non saranno sufficienti e che sarà necessario mobilitare anche capitali privati.
Per questo gli Stati membri vengono invitati a utilizzare in modo più efficace il nuovo quadro europeo sugli aiuti di Stato approvato nei mesi scorsi. Inoltre, per famiglie e imprese sono previste misure di sostegno mirate e temporanee.
Tra le ipotesi indicate figurano buoni energetici, formule di leasing sociale, riduzioni fiscali sull’elettricità per i nuclei più vulnerabili e tagli dell’IVA per tecnologie come pompe di calore, piccoli impianti fotovoltaici e batterie domestiche.
Per il mondo produttivo, invece, Bruxelles incoraggia incentivi fiscali e agevolazioni per sostituire impianti alimentati da combustibili fossili con sistemi basati sull’autoconsumo da fonti rinnovabili.
A seguire, uno dei punti centrali del piano riguarda l’aumento della produzione energetica “made in EU”.
La Commissione intende accelerare le autorizzazioni per nuovi impianti rinnovabili, con l’obiettivo di installare fino a 100 GW all’anno e ridurre i tempi burocratici a un massimo di due anni.
Accanto a solare, eolico ed elettrificazione, Bruxelles richiama anche il ruolo di biogas e biometano.
Secondo la Commissione, queste fonti possono contribuire in modo concreto alla sostituzione dei combustibili fossili importati, soprattutto nei comparti dove elettrificare è più complesso, come alcune attività industriali e parte dei trasporti pesanti.
Per questo motivo il piano invita gli Stati membri a proseguire i regimi di sostegno dedicati alla produzione di biogas e biometano.
L’obiettivo è dunque duplice: da una parte aumentare la sicurezza energetica europea e al tempo stesso sostenere il settore agricolo, valorizzando rifiuti organici e scarti agricoli come risorse energetiche.


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