Il decreto del 16 dicembre 2025 aggiorna le regole tecniche per l’immersione in mare dei materiali di escavo, introducendo criteri più chiari e omogenei per autorizzazioni, controlli e valutazioni ambientali.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli. 

Autorizzazioni, controlli e ruolo delle Regioni dopo il decreto 2025 sui materiali di escavo

La gestione dei materiali derivanti dall’escavo dei fondali marini rappresenta da anni una delle questioni più delicate nel rapporto tra sviluppo delle infrastrutture portuali e tutela dell’ambiente marino.

Dragaggi, ampliamenti di porti, posa di cavi e condotte sono attività strategiche per l’economia e la logistica nazionale, ma comportano inevitabilmente interventi diretti sull’ecosistema marino.

Con il decreto 16 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a gennaio 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica interviene su questo equilibrio aggiornando l’allegato tecnico al decreto n. 173/2016.

Non si tratta di una riforma radicale del sistema, ma di un affinamento tecnico-operativo che nasce dall’esperienza applicativa maturata negli ultimi anni e dalle criticità segnalate da Regioni e operatori del settore.

L’obiettivo dichiarato è duplice: rendere più omogenea l’applicazione delle norme sul territorio nazionale e rafforzare la coerenza tra tutela ambientale e programmazione delle opere marittime.

Il decreto si inserisce all’interno di un impianto normativo già consolidato, che trova il suo perno nell’articolo109 del decreto legislativo n. 152/2006.

Tale disposizione disciplina l’immersione in mare dei materiali di escavo, subordinandola a una specifica autorizzazione e al rispetto di criteri tecnici volti a prevenire danni all’ambiente marino.

Il regolamento del 2016 aveva già fornito una cornice operativa dettagliata, individuando procedure uniformi per la caratterizzazione, la classificazione e la gestione dei sedimenti.

Tuttavia, l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, l’aumento degli interventi infrastrutturali e le diverse interpretazioni applicative hanno reso necessario un aggiornamento dell’allegato tecnico.

Il decreto del 2025 risponde proprio a questa esigenza, avvalendosi del lavoro dell’“Osservatorio esperto” e di un gruppo tecnico istituito presso la Direzione generale tutela della biodiversità e del mare. 

Caratterizzazione e classificazione dei materiali: maggiore chiarezza operativa

Uno degli aspetti centrali dell’allegato tecnico riguarda la caratterizzazione dei materiali di escavo. Prima di qualsiasi decisione sulla loro destinazione, i sedimenti devono essere analizzati per valutarne la composizione chimica, fisica ed ecotossicologica.

L’aggiornamento rafforza il principio secondo cui la caratterizzazione non è un mero adempimento formale, ma una fase determinante per individuare l’opzione di gestione più appropriata.

Immersione in mare, riutilizzo, confinamento o altre soluzioni devono essere valutate caso per caso, sulla base di dati scientifici attendibili.

Vengono inoltre precisate le modalità di campionamento e analisi, con l’obiettivo di ridurre le difformità tra territori e garantire confrontabilità dei risultati. In questo modo, il processo autorizzativo diventa più trasparente e meno esposto a contestazioni o rallentamenti.

Il decreto conferma il ruolo centrale delle Regioni come autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni per l’immersione in mare dei materiali di escavo.

Tuttavia, l’aggiornamento dell’allegato tecnico intende supportare le amministrazioni regionali fornendo criteri tecnici più puntuali e condivisi.

L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato come interpretazioni non uniformi possano generare incertezza per gli operatori e disomogeneità nella tutela ambientale.

Il nuovo allegato mira a ridurre questi margini di discrezionalità, senza comprimere le competenze regionali, ma anzi rafforzandole attraverso un quadro tecnico più solido.

Un elemento rilevante è il richiamo alla necessità di garantire il rispetto degli obblighi derivanti dagli strumenti internazionali in materia di protezione dell’ambiente marino, integrando la dimensione nazionale con quella sovranazionale.

Ricordiamo inoltre che un ruolo chiave nel processo di aggiornamento è stato svolto dall’Osservatorio esperto istituito nel 2019.

Questo organismo ha raccolto dati, segnalazioni e proposte provenienti dalle Regioni e dagli operatori portuali, offrendo una base conoscitiva concreta per individuare le criticità applicative del decreto del 2016.

Coerenza con la strategia marittima nazionale

Un ulteriore elemento di rilievo è la coerenza del decreto con il Piano del Mare, approvato nel 2023 dal Comitato interministeriale per le politiche del mare.

L’aggiornamento dell’allegato tecnico si inserisce infatti in una visione più ampia, che mira a coordinare sviluppo infrastrutturale, competitività dei porti e protezione degli ecosistemi.

In quest’ottica, la disciplina sull’immersione in mare dei materiali di escavo diventa uno strumento di politica ambientale e industriale al tempo stesso, capace di accompagnare la crescita del sistema portuale senza abbassare il livello di tutela.

Il decreto chiarisce infine che dall’attuazione dell’aggiornamento non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le modifiche introdotte incidono sulle procedure e sui criteri tecnici, ma non comportano l’introduzione di nuovi obblighi finanziari.

Per gli operatori e le amministrazioni, l’impatto principale sarà quindi organizzativo e metodologico.

Vale a dire maggiore attenzione alla qualità dei dati, maggiore uniformità nelle valutazioni e, potenzialmente, una riduzione dei tempi e dei contenziosi legati ai procedimenti autorizzativi.

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