Nuove regole per i trasportatori di rifiuti pericolosi: l’Albo introduce l’obbligo di geolocalizzazione sui veicoli. Tra scadenze, attestazioni e rischio cancellazione, imprese ed enti devono adeguarsi rapidamente per evitare conseguenze operative rilevanti.

Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.

Geolocalizzazione sui veicoli come requisito tecnico per i rifiuti: cosa devono fare le imprese

Come anticipato, la digitalizzazione della gestione dei rifiuti compie un ulteriore passo avanti.

Con la Delibera n. 1 del 24 marzo 2026, l’Albo Nazionale Gestori Ambientali interviene direttamente sui requisiti tecnici richiesti alle imprese che operano nel trasporto di rifiuti speciali pericolosi.

Introducendo così un elemento destinato a incidere concretamente sull’operatività quotidiana: la geolocalizzazione dei veicoli.

Non si tratta di una semplice raccomandazione tecnologica, ma di un vero e proprio requisito obbligatorio legato all’idoneità tecnica per l’iscrizione in categoria 5.

In altre parole, senza sistemi di tracciamento installati sugli automezzi, non sarà più possibile mantenere, o ottenere, l’iscrizione all’Albo per questa specifica attività.

La misura si inserisce nel più ampio processo di implementazione del RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti.

Nello specifico, con l’obiettivo di rendere più trasparente e monitorabile ogni fase del trasporto, soprattutto quando si tratta di rifiuti ad alto rischio ambientale.

Il punto centrale della delibera riguarda proprio l’obbligo di dotare i veicoli di sistemi di geolocalizzazione.

Non viene imposto uno specifico standard tecnologico, ma si richiede che i dispositivi siano basati su soluzioni disponibili sul mercato, lasciando quindi una certa flessibilità nella scelta degli strumenti.

Ciò che invece non è flessibile è l’obbligo di dimostrare la presenza di questi sistemi. La responsabilità ricade direttamente sul legale rappresentante dell’impresa, che dovrà attestare l’adeguamento attraverso una dichiarazione inserita nell’istanza telematica.


Questa attestazione non è un passaggio formale: rappresenta una condizione necessaria per dimostrare il possesso dei requisiti tecnici previsti dalla normativa. In caso contrario, il veicolo rischia di non essere più considerato idoneo all’attività di trasporto di rifiuti pericolosi.

In questo senso, la geolocalizzazione diventa parte integrante dei criteri di affidabilità dell’impresa, al pari di altri requisiti già previsti dal sistema di iscrizione all’Albo.

Scadenze da rispettare: il calendario da seguire 

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le tempistiche. Le imprese già iscritte non possono permettersi ritardi: il termine ultimo per adeguarsi è fissato al 30 giugno 2026.

Entro questa data, tutte le aziende interessate dovranno inviare l’istanza telematica attestando la presenza dei sistemi di geolocalizzazione sui propri veicoli.

Si tratta di una finestra temporale piuttosto definita, che richiede una pianificazione tempestiva, soprattutto per chi gestisce flotte numerose.

Dal 1° luglio 2026, il meccanismo cambia: l’attestazione diventa un passaggio obbligatorio contestuale a qualsiasi nuova iscrizione o modifica del parco veicolare. In pratica, ogni aggiornamento dovrà essere accompagnato dalla verifica della presenza dei dispositivi.

Questo significa che l’obbligo non è limitato a una fase transitoria, ma diventa strutturale e permanente nel sistema.

Ad ogni modo, a pochi giorni dalla delibera, il Comitato nazionale ha pubblicato la Circolare n. 2 del 27 marzo 2026, con l’obiettivo di sciogliere alcuni dubbi operativi.

Uno dei punti più utili riguarda le imprese con più veicoli. In questi casi, non è necessario presentare un’unica istanza cumulativa: è possibile procedere anche con invii separati, semplificando così la gestione delle pratiche, soprattutto per chi ha parchi veicolari articolati.

Altro chiarimento importante riguarda i mezzi non conformi. Se un veicolo viene cancellato dall’Albo perché privo di sistema di geolocalizzazione, non si tratta necessariamente di una situazione definitiva.

È infatti prevista la possibilità di reiscrizione, a condizione che venga presentata una nuova istanza e che sia attestato l’adeguamento entro il termine stabilito.

Questo approccio introduce una certa flessibilità, ma non elimina il rischio di interruzioni operative per chi non si adegua in tempo.

Cancellazioni d’ufficio e rischi per le imprese

Il vero punto critico emerge però con le conseguenze del mancato adeguamento. A partire dal 1° luglio 2026, le Sezioni regionali e provinciali dell’Albo procederanno alla cancellazione d’ufficio dei veicoli non conformi, limitatamente alla categoria 5.

In pratica, gli automezzi privi di geolocalizzazione verranno automaticamente esclusi dall’iscrizione, con un impatto immediato sulla possibilità di svolgere l’attività di trasporto di rifiuti pericolosi.

Ma non è tutto. La perdita del requisito tecnico può avere effetti più ampi, arrivando a compromettere l’intera posizione dell’impresa all’interno dell’Albo.

In questi casi, può essere avviato anche un procedimento disciplinare, con conseguenze che vanno oltre la singola cancellazione del veicolo.

Si tratta quindi di un obbligo che non può essere sottovalutato: il rischio non è solo amministrativo, ma anche operativo e reputazionale.

Si ricorda anche che la nuova disciplina diventa efficace a partire dal 2 aprile 2026. Da questa data, vengono superate le precedenti disposizioni che regolavano la materia.

In particolare, la delibera n. 1/2026 sostituisce integralmente la precedente delibera del 2024, mentre la circolare del 2026 prende il posto di quella del 2025, aggiornando il quadro applicativo alla luce delle nuove esigenze di tracciabilità.

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