Il sistema degli imballaggi in plastica si prepara a una nuova stretta economica.
CONAI ha ufficializzato l’aumento del Contributo ambientale (CAC) per gli imballaggi in plastica, con decorrenza dal 1° ottobre 2026, motivando la scelta con la necessità di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema consortile e la continuità delle filiere di riciclo.
La decisione arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto.
Il mercato europeo delle plastiche riciclate continua infatti a vivere una situazione di forte instabilità, tra domanda debole, costi industriali elevati e difficoltà nel collocamento di alcune tipologie di materiali recuperati.
In questo contesto, CONAI e COREPLA hanno svolto una serie di analisi economiche e industriali che hanno portato il Consiglio di amministrazione a intervenire sui valori del contributo ambientale.
Secondo quanto comunicato dal consorzio, la scelta di far partire gli aumenti da ottobre punta anche a lasciare alle imprese un margine temporale sufficiente per organizzarsi.
L’obiettivo dichiarato è evitare squilibri economici nel sistema di gestione degli imballaggi e mantenere almeno il 50% del tasso di riciclo della plastica, soglia considerata essenziale sia sul piano ambientale sia su quello normativo.
Dietro l’aumento del CAC, però, si nasconde una criticità più ampia che riguarda l’intero settore del riciclo europeo.
Negli ultimi anni le aziende hanno dovuto affrontare l’aumento dei costi energetici, della raccolta e del trattamento dei rifiuti plastici, mentre il mercato delle materie prime seconde ha mostrato segnali di debolezza sempre più evidenti.
In molti casi, infatti, la plastica riciclata fatica a competere economicamente con la plastica vergine, soprattutto quando i prezzi delle materie prime tradizionali scendono.
CONAI ha spiegato che alcuni miglioramenti nei ricavi ottenuti dalle aste di determinate frazioni di materiale sono effettivamente emersi negli ultimi mesi, ma non sono ancora sufficienti a compensare la crescita dei costi complessivi sostenuti dalla filiera.
A incidere è anche il continuo aumento dei quantitativi gestiti dal sistema consortile, che richiede investimenti sempre maggiori per raccolta, selezione e avvio al riciclo.
Pressione sulle imprese e nodo mercato delle plastiche riciclate
L’aumento del contributo ambientale rischia inevitabilmente di avere ripercussioni sulle imprese, soprattutto in settori dove gli imballaggi in plastica rappresentano una componente centrale della produzione e della distribuzione.
Le modifiche interesseranno anche le procedure forfettarie e semplificate applicate all’importazione di imballaggi pieni, con possibili effetti sui costi di approvvigionamento per molte aziende.
Il tema resta particolarmente sensibile perché il sistema EPR e i contributi ambientali vengono spesso percepiti dal mondo produttivo come strumenti necessari ma sempre più onerosi.
Da una parte esiste l’esigenza concreta di sostenere il riciclo e raggiungere gli obiettivi europei; dall’altra cresce la preoccupazione che i continui aumenti possano tradursi in nuovi costi industriali scaricati lungo tutta la filiera, fino ai consumatori finali.
La questione evidenzia anche un limite strutturale del mercato europeo del riciclo.
Senza misure economiche più forti a sostegno delle materie prime seconde, il sistema rischia di reggersi quasi esclusivamente sui contributi ambientali versati dalle imprese.
Non a caso, a livello europeo prosegue il confronto su possibili interventi strutturali per rafforzare la domanda di materiali riciclati e rendere più competitivo il loro utilizzo.
Il rischio, altrimenti, è che gli obiettivi ambientali restino sostenuti principalmente dall’aumento dei costi amministrativi e contributivi, senza però risolvere il vero problema: creare un mercato stabile e conveniente per la plastica riciclata.
Ed è proprio qui che si giocherà la sfida dei prossimi anni, perché il semplice incremento dei contributi potrebbe non bastare a garantire l’equilibrio economico del sistema nel lungo periodo.
FAQ
Quando entreranno in vigore i nuovi valori CAC per la plastica?
I nuovi contributi ambientali CONAI sugli imballaggi in plastica entreranno in vigore dal 1° ottobre 2026.
Perché CONAI ha deciso di aumentare il CAC?
Secondo CONAI, l’aumento serve a garantire la sostenibilità economica del sistema consortile, mantenere operative le filiere del riciclo e sostenere il raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.
Quali sono le cause della crisi nel settore del riciclo della plastica?
Il comparto soffre la volatilità dei mercati, l’aumento dei costi di gestione, la debolezza della domanda di plastica riciclata e la concorrenza della plastica vergine.
Le nuove regole riguarderanno anche gli importatori?
Sì. Le modifiche avranno effetti anche sulle procedure semplificate e forfettarie applicate all’importazione di imballaggi pieni.
L’aumento del CAC potrebbe incidere sui prezzi finali?
È possibile. Molte imprese temono che i maggiori costi ambientali possano riflettersi sui prezzi di prodotti e imballaggi, soprattutto nei settori ad alto utilizzo di plastica.


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