Il Parlamento europeo (UE) ha approvato in via definitiva una direttiva che impone obiettivi concreti per la riduzione dei rifiuti alimentari e tessili, con misure mirate alla sostenibilità, alla donazione di alimenti invenduti e al riciclo dei prodotti tessili.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Obiettivi vincolanti in UE per i rifiuti alimentari e tessili e misure per favorire la donazione
Come anticipato, il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo il 9 settembre 2025, ha adottato in via definitiva un pacchetto di nuove misure che puntano a combattere gli sprechi alimentari e la crescente produzione di rifiuti tessili in tutta l’Unione europea.
La decisione rappresenta un passo fondamentale nella strategia comunitaria verso un modello di economia circolare più sostenibile e responsabile. Tutto ciò in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.
La direttiva approvata è frutto di un lungo iter legislativo e di un accordo con il Consiglio europeo, raggiunto nel febbraio 2025.
In seconda lettura, non essendo stati presentati emendamenti, il testo è stato adottato senza votazione. Confermando così l’urgenza di interventi normativi volti a limitare l’impatto ambientale dei due settori individuati come critici: quello alimentare e quello tessile.
Il cuore della nuova normativa riguarda la definizione di obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti alimentari, da raggiungere entro il 31 dicembre 2030.
In particolare, si prevede una diminuzione del 10% nella fase di produzione e trasformazione degli alimenti e un taglio del 30% pro capite per i rifiuti provenienti da commercio al dettaglio, ristorazione, servizi di catering e consumatori finali.
Questi obiettivi saranno calcolati sulla media dei dati raccolti tra il 2021 e il 2023, fornendo così una base statistica realistica e aggiornata.
Il Parlamento ha inoltre insistito sull’importanza di favorire la donazione degli alimenti invenduti ma ancora perfettamente commestibili.
I Paesi membri saranno pertanto chiamati ad adottare strumenti concreti affinché le imprese del settore alimentare facilitino la redistribuzione di queste eccedenze, evitando che finiscano tra i rifiuti.
Si tratta di un cambiamento di prospettiva importante. Il quale riconosce come lo spreco alimentare non sia solo un problema ambientale ed economico, ma anche una questione etica e sociale.
Ogni anno, infatti, nell’UE si generano circa 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, pari a 132 kg a persona: numeri che evidenziano l’urgenza di politiche incisive.
Responsabilità estesa per i produttori di tessili
Il secondo pilastro della direttiva riguarda il settore tessile, uno dei comparti più problematici in termini di sostenibilità ambientale.
La normativa introduce regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), obbligando chi immette sul mercato europeo prodotti tessili a sostenere i costi di raccolta, selezione e riciclo.
Gli Stati membri avranno 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva per istituire questi sistemi. I quali si applicheranno a tutti i produttori, inclusi quelli che operano tramite e-commerce e indipendentemente dal luogo di stabilimento.
Sono previste deroghe temporanee: ad esempio, le microimprese avranno un anno in più per adeguarsi.
Le nuove disposizioni copriranno un’ampia gamma di articoli: abbigliamento, accessori, cappelli, calzature, coperte, tende, biancheria da letto e da cucina.
Inoltre, su iniziativa del Parlamento, sarà possibile estendere i regimi EPR anche ai materassi, riconosciuti come una categoria di rifiuti complessa e particolarmente voluminosa.
Un aspetto innovativo riguarda la valutazione delle pratiche di fast fashion e ultra-fast fashion. Gli Stati membri dovranno tenerne conto nel determinare i contributi finanziari che i produttori dovranno versare per sostenere i nuovi sistemi.
In questo modo, i marchi che incentivano cicli produttivi rapidi e consumi eccessivi saranno chiamati a farsi carico di maggiori responsabilità.
I numeri forniti dalla Commissione europea sono eloquenti: ogni anno, nell’Unione si generano 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, di cui 5,2 milioni derivano esclusivamente da abbigliamento e calzature.
Questo equivale a circa 12 kg di rifiuti tessili per ogni cittadino europeo all’anno. Nonostante ciò, meno dell’1% dei tessili prodotti a livello globale viene effettivamente riciclato in nuovi prodotti, segnalando un enorme divario tra potenzialità e realtà.
La direttiva intende colmare questo gap, stimolando investimenti in innovazione tecnologica, infrastrutture di riciclo e modelli di business più sostenibili, capaci di valorizzare i materiali di scarto come nuove risorse.
Iter legislativo e prossimi passi
La legge sarà ora firmata dai presidenti del Parlamento europeo e del Consiglio, per poi essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Gli Stati membri avranno 20 mesi di tempo dall’entrata in vigore per recepire le nuove disposizioni all’interno della propria legislazione nazionale.
La revisione legislativa si inserisce in un percorso già avviato nel luglio 2023, quando la Commissione aveva presentato la proposta di aggiornamento delle norme sui rifiuti.
Il voto del Parlamento consolida un processo che punta a rafforzare la leadership dell’UE nelle politiche ambientali e a fornire un modello replicabile anche al di fuori del contesto europeo.
Le nuove regole rappresentano un cambiamento significativo per imprese, istituzioni e cittadini.
Sul fronte alimentare, l’introduzione di obiettivi vincolanti e la promozione della donazione degli invenduti mirano a ridurre drasticamente gli sprechi, con benefici economici, ambientali e sociali.
Sul fronte tessile, i sistemi di responsabilità estesa del produttore spingeranno le aziende a ripensare il ciclo di vita dei prodotti. Riducendo così l’impatto delle pratiche di fast fashion e promuovendo il riciclo.
In prospettiva, l’attuazione efficace di questa direttiva potrà contribuire a rendere l’Unione europea un punto di riferimento mondiale nella lotta agli sprechi e nella gestione sostenibile delle risorse. Rafforzando così il cammino verso una società più circolare e responsabile.


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