La depurazione delle acque reflue urbane torna al centro dell’attenzione normativa. Con il DPCM del 14 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre, il Governo ha disposto la proroga triennale degli incarichi del Commissario unico per la depurazione e dei due subcommissari.

Il provvedimento punta a garantire la continuità degli interventi necessari per adeguare i sistemi di collettamento, fognatura e trattamento delle acque reflue urbane agli obblighi ambientali europei, evitando ulteriori ritardi nelle procedure già avviate.

La decisione assume particolare rilievo in un settore nel quale l’Italia è da tempo chiamata a risolvere criticità infrastrutturali che hanno determinato condanne della Corte di giustizia dell’Unione europea e l’apertura di diverse procedure d’infrazione.

Depurazione acque reflue: confermati il Commissario unico e i subcommissari

Il decreto, articolato in tre disposizioni, interviene direttamente sulla durata degli incarichi commissariali.

L’articolo 1 stabilisce la proroga per un ulteriore triennio dell’incarico del professor Fabio Fatuzzo, nominato Commissario unico con il DPCM del 7 agosto 2023.

La proroga riguarda le funzioni attribuitegli per accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi di collettamento, fognatura e depurazione previsti dalla normativa nazionale.

L’articolo 2 conferma, sempre per un ulteriore triennio, gli incarichi dei due subcommissari, Antonino Daffinà e Salvatore Cordaro, che affiancano il Commissario unico nell’esercizio delle funzioni loro delegate.

Il provvedimento non introduce quindi una nuova struttura commissariale, ma assicura la prosecuzione delle attività affidate agli stessi soggetti nel 2023.

Nel preambolo del decreto viene precisato che gli incarichi precedenti erano scaduti e che i responsabili si trovavano in regime di prorogatio.

La decisione è stata adottata dopo l’acquisizione dei pareri favorevoli del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministro competente per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.

L’obiettivo è evitare interruzioni nella gestione degli interventi già programmati, mantenendo una struttura incaricata di coordinare le opere necessarie all’adeguamento del sistema nazionale di depurazione.

Infrazioni europee e depuratori: perché serve garantire la continuità degli interventi

Per comprendere il significato della proroga occorre considerare il quadro normativo nel quale opera il Commissario unico.

L’Italia è stata interessata da diverse procedure europee relative al mancato rispetto degli obblighi in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane, previsti dalla direttiva 91/271/CEE.

Il DPCM richiama espressamente le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea del 19 luglio 2012, del 10 aprile 2014 e del 31 maggio 2018, collegate alle violazioni della disciplina europea sulla depurazione.

Vengono inoltre ricordate le procedure d’infrazione 2014/2059 e 2017/2181, avviate dalla Commissione europea per ulteriori problematiche riguardanti il trattamento delle acque reflue.

Queste contestazioni hanno evidenziato la necessità di adeguare infrastrutture e sistemi di trattamento in diversi agglomerati urbani italiani.

La normativa nazionale ha quindi previsto strumenti straordinari per accelerare la realizzazione delle opere, anche attraverso l’esercizio di poteri sostitutivi e la nomina di commissari incaricati di coordinare gli interventi.

In particolare, il decreto-legge 243/2016 ha disciplinato la figura del Commissario straordinario unico, mentre successivi provvedimenti ne hanno ampliato e precisato le funzioni.

Il decreto-legge 32/2019 ha attribuito al Commissario anche compiti di coordinamento per gli interventi necessari a superare ulteriori procedure d’infrazione riguardanti le medesime problematiche.

La proroga del 2026 si inserisce dunque in un percorso già avviato, senza modificare direttamente i requisiti tecnici che gli impianti devono rispettare.

Il suo scopo è soprattutto assicurare continuità amministrativa e operativa alla realizzazione delle infrastrutture, evitando che la scadenza degli incarichi possa rallentare le attività.

Fognature e trattamento delle acque: quali conseguenze per il settore ambientale

La gestione delle acque reflue urbane rappresenta un elemento essenziale della tutela ambientale, perché consente di ridurre l’immissione di sostanze inquinanti nei corpi idrici.

Un sistema di depurazione efficiente contribuisce alla protezione di fiumi, laghi, acque costiere ed ecosistemi, oltre a garantire il rispetto degli standard previsti dalla normativa.

Quando le infrastrutture risultano insufficienti o non adeguate, le conseguenze possono riguardare sia la qualità delle risorse idriche sia il rispetto degli obblighi europei.

Per questo, la realizzazione e l’ammodernamento dei depuratori non costituiscono soltanto interventi infrastrutturali, ma strumenti concreti di prevenzione dell’inquinamento.

La conferma degli incarichi commissariali può favorire la prosecuzione dei progetti già affidati alla struttura, mantenendo il coordinamento delle attività tecniche e amministrative.

Il provvedimento, tuttavia, non contiene un nuovo elenco di opere da realizzare e non stabilisce direttamente ulteriori finanziamenti per gli interventi.

L’articolo 3 prevede infatti una clausola di salvaguardia, che mantiene ferme specifiche disposizioni del precedente DPCM del 7 agosto 2023.

Non si tratta quindi di una riforma complessiva del settore idrico, né dell’introduzione di nuovi obblighi immediati per tutti i gestori degli impianti di depurazione.

La novità riguarda la durata degli incarichi e la possibilità di proseguire le attività commissariali secondo il quadro normativo esistente.

Resta comunque centrale il tema dei tempi di realizzazione delle opere. La continuità degli incarichi rappresenta una condizione organizzativa utile, ma il superamento delle criticità ambientali dipenderà dall’effettivo completamento degli interventi e dalla conformità dei sistemi di depurazione.

Il DPCM pubblicato il 12 ottobre 2026 conferma dunque la volontà di mantenere operativo il coordinamento straordinario, in un settore nel quale l’adeguamento delle infrastrutture continua a rappresentare una priorità ambientale e amministrativa.

FAQ

FAQ sulla proroga del Commissario unico per la depurazione

È il soggetto incaricato di coordinare e realizzare gli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione interessati dalle procedure europee. L’incarico è attualmente affidato a Fabio Fatuzzo.
Il DPCM del 14 settembre 2026 dispone una proroga di ulteriori tre anni, confermando anche gli incarichi dei due subcommissari.
L’Italia è stata interessata da sentenze di condanna e procedure d’infrazione europee per il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa sul trattamento delle acque reflue urbane.
No. Il provvedimento riguarda la proroga degli incarichi commissariali e non introduce direttamente nuovi requisiti tecnici o adempimenti generalizzati per i gestori.
Il DPCM del 14 settembre 2026 non introduce specifici nuovi stanziamenti. La disposizione riguarda principalmente la continuità degli incarichi e delle attività già attribuite alla struttura commissariale.
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